Dal teatro all'Intifada, i volti dell'evaso Zakaria Zubeidi

Dal teatro all'Intifada, i volti dell'evaso Zakaria Zubeidi

L'uomo, ex comandante del braccio armato di Fatah, le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, è scappato con altri cinque detenuti dal carcere israeliano di Gilboa. È ritenuto responsabile di molteplici attacchi terroristici

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© SAIF DAHLAH / AFP - Zakaria Zubeidi

AGI - È un ex comandante del braccio armato di Fatah, le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, uno dei sei evasi dal carcere israeliano di Gilboa. Zakaria Zubeidi, ex comandante del gruppo militare di Jenin, è ritenuto responsabile di molteplici attacchi terroristici e di molte morti israeliane e nella sua vita ha una passione: il teatro. L'uomo è scappato dopo aver scavato un tunnel sotto la torre di guardia del carcere. 

Zubeidi è originario di Jenin dove è nato nel 1976 e sin da piccolo si è interessato al palcoscenico. Durante la prima intifada fu ferito ad una gamba, cosa che gli ha provocato una zoppia. A 15 anni è stato arrestato per la prima volta perchè coinvolto in scontri con soldati israeliani.

Negli anni successivi, si è unito a Fatah ed è stato arrestato più volte, vivendo anche in clandestinità in Israele, fino allo scoppio della Seconda Intifada. Nel 2002 la madre e il fratello dell’uomo furono uccisi in scontri con l’esercito israeliano e lui assunse la guida della Brigata dei Martiri di Al Aqsa a Jenin

Considerato un "simbolo dell'Intifada", si è dichiarato colpevole di alcuni attentati, uno anche a Tel Aviv ed è stato sempre molto vicino a Yasser Arafat. L’esercito israeliano ha tentato più volte di ucciderlo. Ma nel 2007, il suo nome è rientrato in un elenco di amnistiati e l’anno dopo è diventato direttore del Freedom Theatre di Jenin: il teatro e centro culturale palestinese si trova all’interno del campo profughi, nella parte settentrionale della Cisgiordania, ed è stato da lui fondato insieme a Juliano Mar-Khamis.

Nel 2011, poiché continuava la sua attività politica di resistenza, Israele gli ha revocato l’amnistia e l’anno dopo Zubeide si è consegnato agli agenti dell’Autorità Palestinese, accusato di "collaborazione" con Israele e di aver ucciso il regista arabo israeliano Juliano Mar-Khamis. Zubeidi ha negato le accuse e ha denunciato di essere stato torturato e tenuto in condizioni disumane nella prigione dell'Autorità Palestinese a Gerico.

È stato rilasciato nel 2017 ed è tornato a Jenin, dove è stato arrestato di nuovo dalle forze israeliane nel 2019, incriminato con 24 capi di imputazione per il suo ruolo in una serie di sparatorie e attentati dinamitardi a partire dal 2003. In particolare è stato accusato di aver portato attacchi contro autobus nel 2018 e nel 2019, a sentire informazioni di intelligence secondo cui stava pianificando un grave attacco in Cisgiordania.  

In un'intervista del 2009 con il Palestine Maan News, Zubeidi ha affermato che la resistenza palestinese potrebbe coesistere insieme ai negoziati con Israele, affermando che “questa resistenza non è ancora definita. Potrebbe essere resistenza armata e potrebbe essere resistenza pacifica”.