La rivoluzione dell'Ue per il clima: stop all'economia fossile

La rivoluzione dell'Ue per il clima: stop all'economia fossile

La Commissione europea ha annunciato il suo maxi pacchetto. L'obiettivo è arrivare al taglio del 55% delle emissioni (rispetto al 1990) entro il 2030

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© PATRICK HERTZOG / AFP - Ursula von der Leyen

AGI - Stop alla vendita di auto benzina e diesel dal 2035; più tasse sui combustibili fossili (compreso il cherosene); quote di scambio di emissioni anche per i settori dell'aviazione e marittimo secondo il principio "chi inquina di più paga di più"; un mercato parallelo di emissioni per i trasporti stradali e gli edifici; una carbon tax alla frontiera per stroncare le importazioni inquinanti (per evitare la delocalizzazione in fuga del green).

Sono solo alcuni dei provvedimenti che la Commissione europea ha annunciato nel suo maxi pacchetto per il Clima. L'obiettivo è arrivare al taglio del 55% delle emissioni (rispetto al 1990) entro il 2030. E non sarà facile senza imponenti investimenti e anche qualche sacrificio. Che però non deve ricadere sui soliti, sugli ultimi. "Per evitare l'effetto Gilet gialli" verrà istituito un fondo sociale da 70 miliardi di euro (finanziato dal mercato delle emissioni) per accompagnare la transizione.

"Sappiamo dove vogliamo andare e cosa dobbiamo fare per arrivarci. Sappiamo, ad esempio, che la nostra attuale economia dei combustibili fossili ha raggiunto i suoi limiti. E sappiamo che dobbiamo passare a un nuovo modello, uno che è alimentato dall'innovazione, che ha energia pulita, che si sta muovendo verso un'economia circolare", ha spiegato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, presentando il piano.

"L'Europa è ora il primo continente che presenta un'architettura completa per soddisfare le nostre ambizioni climatiche. Abbiamo l'obiettivo, ma ora presentiamo una tabella di marcia su come raggiungerlo", ha aggiunto.

A fare più notizia è la scadenza del 2035 per le auto che emettono Co2. Le emissioni devono diminuire del 55% a partire dal 2030 e del 100% a partire dal 2035 rispetto ai livelli del 2021. Di conseguenza, tutte le autovetture nuove immatricolate a partire dal 2035 saranno a zero emissioni. Tradotto: stop alla vendita di auto diesel e benzina. Per favorire la transizione, la Commissione chiede investimenti per aumentare i punti di ricarica elettrica (uno ogni 60 km sulle strade principali) e i punti di rifornimento di idrogeno (ogni 150 km). L'associazione dei produttori europei di auto (Acea) la considera però una soluzione irrazionale.

Al centro della rivoluzione europea c'è l'Ets, il sistema di scambio delle quote di emissione di Co2. "Il principio è semplice: l'emissione di CO2 deve avere un prezzo, che incentivi consumatori, produttori e innovatori a scegliere le tecnologie pulite, per andare verso prodotti puliti e sostenibili. E sappiamo che il prezzo del carbonio funziona. Il nostro attuale sistema di scambio di quote di emissione ha già contribuito in modo significativo a ridurre le emissioni nell'industria e nella produzione di energia. Quindi rafforzeremo il sistema esistente in questi settori. E renderemo il sistema di scambio di quote di emissione applicabile all'aviazione e lo estenderemo a quello marittimo", ha annunciato von der Leyen. 

"Ne abbiamo bisogno perché basti considerare che una sola nave da crociera da sola consuma tanto CO2 al giorno quanto 80 mila auto. E poi costruiremo un secondo Ets per edifici e trasporti stradali. Perché sappiamo tutti che gli edifici oggi consumano il 40% dell'energia e le emissioni dei trasporti stradali sono aumentate continuamente, non diminuite ma aumentate. E dobbiamo invertire questa tendenza. Dobbiamo invertire questa tendenza e dobbiamo farlo in modo equo e sociale", ha aggiunto. 

L'Ets, ora attivo per i settori dell'energia elettrica e nell'industria manifatturiera, consentirà una riduzione del 62% della CO2 emessa dai questi settori entro il 2030. Attualmente, il sistema prevede un taglio del 43% (rispetto ai livelli del 2005) da raggiungere entro la fine del decennio. La modifica per incrementare la riduzione dell’inquinamento è stata decisa anche alla luce dei risultati raggiunti: le aziende del settore hanno già ridotto di oltre il 40% le loro emissioni di gas serra

Legato all'Ets vi è anche il Meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (Cbam), una carbon tax, per evitare le delocalizzazione in fuga dalle regole green dell'Ue. "Allineerà il prezzo del carbonio sulle importazioni con quello applicabile all'interno dell'Ue. Nel pieno rispetto dei nostri impegni in seno al Wto, ciò assicurerà che la nostra ambizione climatica non sia minata da aziende straniere soggette a requisiti ambientali più lassisti. Incoraggerà inoltre standard più ecologici al di fuori dei nostri confini", ha spiegato il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni.

Nella sostanza, gli importatori dell'Ue acquisteranno certificati di carbonio corrispondenti al prezzo del carbonio che sarebbe stato pagato se le merci fossero state prodotte sotto le regole dell'Ue in materia di prezzi del carbonio. Viceversa, una volta che un produttore non Ue può dimostrare di aver già pagato un prezzo per il carbonio utilizzato nella produzione delle merci importate in un Paese terzo, il costo corrispondente può essere interamente detratto per l'importatore Ue. 

Nel pacchetto Ue viene proposta anche la modifiche della normativa europea in materia di tassazione dell'energia. Propone di aumentare l'aliquota minima delle tasse sui combustibili fossili e di tassare per la prima volta il cherosene utilizzato nell'aviazione nell'Ue. Bruxelles ritiene che l'attuale direttiva sulla tassazione dell'energia, che risale al 2003, sia diventata obsoleta, fissando per ciascun settore aliquote minime solitamente inferiori a quelle già imposte dagli Stati membri e consentendo eccezioni nazionali che incoraggiano l'uso di combustibili altamente fossili inquinanti quando l'Ue vorrebbero muoversi proprio nella direzione opposta.

Per correggere la rotta, propone di eliminare le esenzioni che ora favoriscono questi combustibili e di consentire aliquote ridotte solo per le fonti energetiche pulite, nonché di fissare tariffe basate sul contenuto energetico del combustibile (misurato in euro per gigajoule) e non sul suo volume.

Attualmente le aliquote minime sono misurate in euro per litro di carburante, a vantaggio del gasolio o della benzina a scapito dei biocarburanti, poiché questi hanno un contenuto energetico inferiore per litro, un "vantaggio nascosto" che sparirà con il nuovo sistema.

Bruxelles propone anche di aumentare le aliquote minime per i combustibili fossili. Queste aumenteranno con l'entrata in vigore della nuova direttiva, prevista per il 2023, per poi aumentare gradualmente fino al 2033, quando terminerà il periodo transitorio per la sua applicazione.

Secondo le previsioni della Commissione europea, la tassazione minima sulla benzina passerebbe dall'attuale 359 euro su mille litri a 385 nel 2023 per arrivare a regime a 443 nel 2033. La tassazione sul diesel passerebbe dai 330 euro (su mille litri) a 419 nel 2023 a 482 nel 2033. La tassazione sul cherosene passerebbe dallo zero attuale a 468 (per mille litri) nel 2033. Al contrario, verrebbe ridotta la tassazione sull'elettricità: dall'attuale un euro per 0,5 Mwh a 0,58 euro nel 2023 e 0,67 nel 2033. 

La tassa sul cherosene, difesa da alcuni paesi dell'Ue, viene respinta dal settore dell'aviazione, che ritiene che non ridurrà le emissioni dei voli a lungo termine né incoraggerà la produzione su larga scala di combustibili alternativi e ridurrà la competitività dell'industria europea.

A fare storcere il naso agli Stati membri, con cui la Commissione dovrà ora negoziare il 'Fit for 55', è il regolamento sulla condivisione degli sforzi che assegna a ciascuno Stato membro obiettivi rafforzati di riduzione delle emissioni per quanto riguarda gli edifici, il trasporto stradale e il trasporto marittimo interno, l'agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie.

Questi obiettivi, tenendo conto delle diverse situazioni di partenza e delle diverse capacità di ciascuno Stato membro, si basano sul loro Pil pro capite, con adeguamenti per tener conto dell'efficienza in termini di costi. Per l'Italia si tratta di un passaggio non di poco conto: finora l'obiettivo che aveva era una riduzione del 33% (entro il 2030), ora è stato portato al 43,7%. Infine, la direttiva sulle energie rinnovabili fissa l'obiettivo più ambizioso di produrre il 40% dell'energia Ue da fonti rinnovabili entro il 2030.