Riparte in Libano una centrale elettrica ma la crisi paralizza il Paese

Riparte in Libano una centrale elettrica ma la crisi paralizza il Paese

Rifornita di carburante la struttura di Zahrani. La mancanza di elettricità ha fermato anche la campagna vaccinale contro il covid e provoca problemi per l'approvvigionamento d'acqua

riparte libano centrale elettrica crisi paralizza paese

Afp - Libano al buio. 

AGI  - Una delle due principali centrali elettriche in Libano, quella di  è stata rifornita di carburante e ne è stato preannunciato il ritorno in attività dopo essere rimasta ferma per due giorni.

Nessuna notizia invece per quella di Deir Ammar, al nord, anch'essa bloccata da venerdì. Insieme, forniscono il 40% dell'elettricità al Paese dei Cedri, che da mesi conosce continue interruzioni di elettricità che possono arrivare anche a 22 ore al giorno di black-out. 

La Electricity of Lebanon (EDL) ieri aveva riferito che le banche straniere avevano completato le procedure per il pagamento e che si stavano organizzando le operazioni per sbarcare il carburante da una nave cargo in attesa in porto da giorni.

"La centrale di Zahrani tornerà in funzione domani mattina dopo che l'intero carico a bordo della nave cisterna sarà stato scaricato", aveva sottolineato. 

Il Libano è scosso da una delle peggiori crisi economiche dagli anni '50 dell'800, ha avvertito la Banca Mondiale: le autorità stanno lottando per acquistare abbastanza carburante per tenere acceso il Paese.

La campagna vaccinale contro il Covid si è dovuta fermare per mancanza di elettricità, che ha effetti anche sulla distribuzione dell'acqua. C'è penuria anche di medicinali e il prezzo del pane ha conosciuto un nuovo rialzo, per la terza volta in meno di due settimane.

La lira libanese ha perso oltre il 90% del suo valore rispetto al dollaro nel mercato nero e ha lasciato oltre la metà della popolazione a vivere sotto la soglia di povertà. Ad aggravare la situazione, c'è la mancanza di un governo funzionante: la devastante esplosione che lo scorso agosto ha sventrato il porto di Beirut e parte della capitale, facendo oltre 200 morti e più di 6 mila feriti, ha costretto alle dimissioni l’allora premier Hassan Diab, nel mirino delle proteste popolari.

Il premier designato Saad Hariri, ai ferri corti con il presidente Michel Aoun, non è ancora riuscito a venire a capo del complicato rebus di equilibri (confessionali) che contraddistingue il panorama politico del Paese dei Cedri.

Di fronte alla situazione catastrofica, Diab - che da quasi un anno continua ad amministrare il Paese come premier dimissionario - ha lanciato nei giorni scorsi un appello avvertendo che "il Libano è vicino a un'esplosione sociale": "Chiedo a voi re, principi, presidente e leader di nazioni amiche e fraterne, e chiedo alle Nazioni Unite e a tutti gli organismi internazionali, e alla comunità internazionale, e all'opinione pubblica mondiale di aiutare a salvare i libanesi dalla morte e impedire la rovina del Paese". 

Il ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammad bin Abdulrahman Al Thani, è volato a Beirut martedì: durante una serie d'incontri istituzionali ha esortato i partiti a mettere da parte le divisioni e ha annunciato la donazione di 70 tonnellate di cibo al mese, per un anno, da destinare alle forze armate libanesi, una delle poche istituzioni unificanti in un Paese profondamente diviso.