La corsa contro il tempo per salvare i giochi di Tokyo

La corsa contro il tempo per salvare i giochi di Tokyo

Mancano meno di tre mesi all'inizio delle Olimpiadi, già posticipate di un anno, e l'andamento dell'epidemia in Giappone continua a preoccupare. L'organizzazione rafforza le misure di sicurezze e le delegazioni vaccinano in massa i loro atleti

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© Yomiuri via AFP - Gli anelli olimpici a Odaiba

AGI - Meno di tre mesi per salvare dal coronavirus le Olimpiadi di Tokyo 2020. È una corsa contro il tempo perché la pandemia di Covid-19, che ha già causato lo slittamento di dodici mesi del grande evento sportivo, proprio in questi giorni in alcune città della terra del Sol Levante - Tokyo compresa - sta facendo registrare dati preoccupanti malgrado lo stato di emergenza in atto. Nel frattempo diverse nazioni hanno deciso di vaccinare le proprie delegazioni.

Il 23 luglio si accenderanno i Giochi della XXXII Olimpiade. Sarà un'edizione molto diversa da quelle vissute in passato. Gli spettatori che colorano stadi, palazzetti e parchi olimpici, molto probabilmente non ci saranno: sarebbe una triste storica prima volta dal 1896. La decisione se ammettere un contingentato pubblico locale viene continuamente posticipata: ora si parla della seconda quindicina di giugno. Già certo, invece, il divieto di ingresso in Giappone per il turista straniero. 

Una sfida quotidiana

Tokyo 2020, sia per quanto concerne le Olimpiadi che le successive Paralimpiadi (inizieranno il 24 agosto), sarà una sfida quotidiana contro il coronavirus. Al concetto delle 'bolle', saranno aggiunti i continui tamponi ad atleti e a chiunque sia a stretto contatto con loro. In questi giorni proprio nella capitale giapponese, in particolare presso l'Aquatics Center, si stanno mettendo a punto le misure anti-contagio sfruttando lo svolgimento della Coppa del mondo di tuffi. Un evento, quello dei tuffi, che coinvolge 225 atleti provenienti da 46 nazioni e soprattutto il primo che accoglie atleti dall'estero da quando lo scorso anno è scoppiata la pandemia.

Seppur il Comitato Olimpico Internazionale, il Comitato Paralimpico Internazionale e Tokyo 2020 abbiano affermato che la vaccinazione agli atleti non sarà obbligatoria per gareggiare, diversi Paesi, tra cui anche l'Italia, hanno avviato la campagna vaccinale. Lituania, Ungheria, Serbia, Israele, Zambia e Corea del Sud stanno già vaccinando le loro delegazioni olimpiche e paralimpiche, mentre Australia, Messico e Nuova Zelanda hanno annunciato che sarà stilata una lista prioritaria per coloro i quali andranno alle Olimpiadi. La Germania, che inizialmente aveva respinto la vaccinazione anticipata, nei giorni scorsi ha annunciato che circa 1100 tra atleti, allenatori ed altro personale che la rappresenteranno ad Olimpiadi (800 persone) e Paralimpiadi (300) saranno vaccinati. 

Sei contagiati nel team della torcia olimpica

L'elenco dei Comitati olimpici che avvierà la campagna vaccinale per i propri atleti nelle prossime settimane pare essere destinato ad allungarsi. Intanto, lungo il cammino verso Tokyo della staffetta della torcia olimpica, sei persone dell'organizzazione sono risultate positive al coronavirus nella Prefettura di Kagoshima, a sud ovest. I sei contagiati facevano parte del team adibito a controllare il traffico durante il transito della torcia.

Comitato Olimpico Internazionale, Comitato Paralimpico Internazionale, Comitato organizzatore di Tokyo 2020, governo metropolitano di Tokyo e governo del Giappone hanno concordato un nuovo pacchetto di misure per garantire la sicurezza dei partecipanti ai Giochi. La seconda versione del 'Playbook' - una terza è prevista a giugno - prevede che tutti i partecipanti ai Giochi prima di entrare in territorio giapponese debbano effettuare due tamponi con esito 'negativo'. Gli atleti e chiunque sia a stretto contatto con loro saranno testati quotidianamente per ridurre il rischio di trasmissione del virus.

Gli altri partecipanti saranno testati quotidianamente per tre giorni dopo il loro arrivo in Giappone e, per tutta la durata del soggiorno, saranno testati a seconda della natura operativa del loro ruolo e della frequenza del loro contatto con gli atleti. Inoltre, agli accreditati non sarà consentito utilizzare mezzi pubblici (quindi taxi, metropolitane ed autobus cittadini) e dovranno mangiare solo dove ci saranno misure di controllo sanitario.