È finita la protezione della Francia per i terroristi rossi: arrestati in sette, tre ricercati

È finita la protezione della Francia per i terroristi rossi: arrestati in sette, tre ricercati

Tra i fermati Pietrostefani, condannato per l'omicidio Calabresi, gli ex Br Alimonti e Marina Petrella. Tutti condannati per attentati commessi negli anni '70 e '80. Parigi ha autorizzato l'operazione della polizia italiana. La svolta dopo un incontro tra la ministra Cartabia e il suo collega francese. L'Eliseo: "La dottrina francese è asilo agli ex brigatisti ma non per i reati di sangue"

Terrorismo Parigi ex Br

© GIUSEPPE CACACE / AFP
- Materiale di propaganda delle Brigate Rosse

AGI - Sette ex terroristi rossi sono stati arrestati in Francia ai fini dell'estradizione in Italia. Tra questi ci sono elementi di spicco dell'eversione di sinistra come Giorgio Pietrostefani, fondatore con Adriano Sofri di Lotta Continua ed è stato condannato a 22 anni, con Sofri, come mandante dell'omicidio Calabresi.  

Si tratta di:

  • Giovanni Alimonti, 65 anni, Brigate Rosse (pena 11 anni, 6 mesi e 9 giorni );
  • Enzo Calvitti, 66 anni, Brigate Rosse (18 anni, 7 mesi e 25 giorni);
  • Roberta Cappelli, 65 anni, Brigate Rosse (ergastolo);
  • Marina Petrella, 66 anni, Brigate Rosse (ergastolo);
  • Giorgio Pietrostefani, 77 anni, Lotta Continua (14 anni, 2 mesi e 11 giorni);
  • Sergio Tornaghi, 63 anni, Brigate Rosse (ergastolo);
  • Narciso Manenti, 63 anni, Nuclei Armati Contropotere Territoriale (ergastolo).

Il dossier francese che li riguarda era chiamato "Ombre rosse" e l'operazione che vede impegnate la Direzione centrale dell’Antiterrorismo italiano e dell’Antiterrorismo francese. Gli  arrestati saranno presentati entro 48 ore davanti alla procura generale della Corte di Appello di Parigi e un giudice deciderà se applicare la misura della detenzione o quella della libertà vigilata per il tempo necessario a esaminare le richieste di estradizione dall'Italia. 

Altri tre Br sono tuttora ricercati: I tre ex terroristi italiani raggiunti da un ordine di arresto oggi a Parigi ma tuttora in fuga sono Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura.  Luigi Bergamin viene considerato l'ideologo dei Proletari armati per il comunismo, il cui membro più famoso è Cesare Battisti, catturato nel gennaio 2019 in Bolivia dopo una lunga latitanza ed estradato in Italia. Bergamin è stato condannato tra l'altro per l'omicidio del macellaio Lino Sabbadin e la sua pena sarebbe vicina alla prescrizione.

L'ex brigatista Maurizio Di Marzio, 5 anni residui da scontare, partecipò con Giovanni Alimonti al tentativo di sequestro del vice questore Nicola Simone, rimasto gravemente ferito. La sua condanna scadrebbe il 10 maggio.

Raffaele Ventura, già esponente delle Formazioni comuniste combattenti, ha condanne per oltre 20 anni e fu riconosciuto anche tra i responsabili in concorso morale per l'omicidio del vice brigadiere Antonino Custra avvenuto nel maggio del '77 in via De Amicis a Milano durante una manifestazione.

Il blitz è il frutto della collaborazione tra le due polizie, il Servizio di cooperazione internazionale di polizia (Scip) della Criminalpol e l’Esperto per la sicurezza della polizia italiana in Francia. 

La decisione di trasmettere alla giustizia i dieci nomi (sulle 200 persone che l'Italia da anni reclama dalla Francia) è stata presa dal presidente Emmanuel Macron e "si inserisce rigorosamente" - sottolinea l'Eliseo- nella dottrina francese di concedere asilo agli ex brigatisti ad eccezione che per i reati di sangue. 

Gli arresti arrivano a 20 giorni dall'incontro in videoconferenza nel quale la Guardasigilli Marta Cartabia aveva ricordato al ministro della Giustizia francese Eric Dupond-Moretti "l'urgente richiesta delle autorità italiane" affinché "gli autori degli attentati delle Brigate Rosse possano essere assicurati alla giustizia". In particolare, la Guardasigilli ringrazia Dupond-Moretti, "che fin dal nostro primo incontro ha mostrato una particolare sensibilità verso questa pagina drammatica del nostro Paese e una determinata volontà di collaborazione. In queste ultime settimane - osserva Cartabia - c'è stato un intenso scambio di contatti a vari livelli delle istituzioni, che hanno permesso di raggiungere questo storico risultato". 

Al termine della riunione, avvenuta l'8 aprile scorso, la ministra Cartabia si era detta "soddisfatta dello scambio di vedute" con il collega francese. Da via Arenula, inoltre, era stato sottolineato in quell'occasione come si fosse registrato da parte della Francia un attestato di vicinanza e sensibilità significativo e maggiore rispetto al passato: il ministro Dupond-Moretti aveva parlato delle "ferite" del nostro Paese in relazione agli anni di piombo.

E, in merito all'"urgenza" sottolineata dalla Guardasigilli Cartabia sulle posizioni - in tutto 11 - degli ex terroristi, il ministro francese aveva riconosciuto l'importanza del 'fattore tempo', ossia della necessita' di agire presto per scongiurare la possibilita' che per alcune di queste posizioni scattasse la prescrizione. 

Perché la Francia si è decisa

"La Francia, essa stessa colpita dal terrorismo, comprende l'assoluta necessità di giustizia per le vittime". Con queste parole, l'Eliseo ha annunciato la decisione di fermare e trasmettere alla giustizia gli ex brigatisti rossi.
Il presidente Emmanuel Macron "ha voluto risolvere la questione come l'Italia chiede da anni", si legge ancora nella nota diffusa dall'Eliseo. 

Il 'nodo politico' sugli ex terroristi italiani da tempo in Francia è stato sbloccato a seguito dell'incontro in videoconferenza, avvenuto l'8 aprile scorso, tra la ministra della Giustizia Marta Cartabia e il ministro francese Eric Dupond-Moretti e grazie ai rapporti tra Palazzo Chigi ed Eliseo.

Nell'incontro con il collega francese, Cartabia aveva fatto presente la necessità che si agisse "il più rapidamente possibile" perché l'Italia "doveva dare risposte alle vittime del terrorismo". Il ministro francese, aveva, quindi, espresso "grande volontà di collaborazione" e aveva fatto presente che ne avrebbe parlato con il presidente Macron. Da allora, sul tema vi è stata una grande accelerazione: in particolare, è stato risolto il 'nodo politico' per cui, in Francia, l'autorità politica non trasmetteva all'autorità giudiziaria - la procura generale francese - i fascicoli sulle richieste di estradizione avanzate e rinnovate dall'Italia: quando questo è avvenuto, il procuratore francese ha potuto localizzare i soggetti ed e' scattata l'operazione. Cartabia ha definito "di portata storica la decisione della Francia, di rimuovere ogni ostacolo al giusto corso della Giustizia per una vicenda che è stata una ferita profonda nella storia italiana, per l'alto tributo di sangue versato e per l'attacco alle istituzioni della Repubblica". 

"Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta" afferma il presidente del Consiglio Mario Draghi, "La memoria di quegli atti barbarici - prosegue il premier - è viva nella coscienza degli italiani". "A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime" conclude Draghi. 

Tutti soddisfatti

"Soddisfazione" per una decisione che richiama "una ferita ancora aperta" di fronte alla quale si rinnovano la memoria del Paese e il dolore dei familiari delle vittime. La Francia archivia la 'dottrina Mitterand' e nelle parole di Mario Draghi c'è il senso di una svolta che segue "richieste da parte italiana" e, sottolinea infatti Enrico Letta, rappresenta il "risultato importante e da tanto atteso della collaborazione tra Italia e Francia".

"La giustizia faccia il suo corso, nel rispetto della memoria delle vittime innocenti di stagioni buie del nostro Paese", aggiunge il segretario Pd. 

La vicenda è un dossier sul quale anche Matteo Salvini marca la posizione, segnalando che "dopo aver sollevato il problema con la Lega al governo, tanto da aver dato la caccia a Cesare Battisti fino in Bolivia, ora la ritrovata autorevolezza del nostro Paese ci consente di festeggiare un altro successo". Questo, "grazie al governo e in primis al presidente Mario Draghi", osserva ancora il leader della Lega. "Non si può fuggire dalle proprie responsabilità", rileva Luigi Di Maio che riserva un ringraziamento specifico al ministero della Giustizia "che negli ultimi anni - rimarca - ha agito con incisività", oltre a quello a Criminalpol e Antiterrorismo della Polizia.

"Merci Monsieur le President", manda a dire Matteo Renzi a Emmanuel Macron, parlando di "una pagina nuova nella storia della collaborazione europea".

A rimarcare che oggi "si pone finalmente fine all'ambigua e discutibile 'dottrina Mitterand', che concesse asilo a tali persone sulla scorta di un presupposto fuorviante e sbagliato, e cioè che essi vennero condannati in assenza di garanzie e di bilanciate regole di diritto" è una voce che si colora di un significato in più: quella di Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, ma anche figlio di una delle vittima della strage di Piazza della Loggia.

Bazoli attacca quella "teoria priva di fondamento, che in qualche modo ha messo in dubbio la legittimità della vittoria della democrazia italiana contro le minacce eversive di anni terribili. E che ha altresì causato ulteriori sofferenze ai parenti delle vittime, privati del senso di giustizia derivante dall'applicazione delle pene irrogate ai colpevoli".

"Si sana così una evidente ingiustizia e si riconosce all'Italia il pieno rispetto, oggi come allora, delle regole dello Stato di diritto", sottolinea Bazoli che guarda ai passi successivi dicendo che "spetterà ora alla giustizia del nostro Paese, secondo le nostre norme, stabilire se e come dovranno scontare le pene residue gli ex terroristi catturati".