Ora in Ue si litiga sulla ripartizione delle nuove dosi Pfizer

Ora in Ue si litiga sulla ripartizione delle nuove dosi Pfizer

Austria e altri cinque Paesi contro il meccanismo europeo di ridistribuzione, si ritengono svantaggiati perché avevano puntato di più su AstraZeneca

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AGI - Ora in Ue si litiga anche sulla ripartizione delle 10 milioni di dosi di Pfizer-BioNTech che sono state anticipate al secondo trimestre con un nuovo contratto della Commissione europea. A bloccare la concertazione è l'Austria, che guida un gruppo di sei Paesi dell'Europa centrale, che sostengono di essere stati svantaggiati nella prima assegnazione delle dosi.     

Sabato scorso il cancelliere Sebastian Kurz ha indetto una conferenza stampa per annunciare di "aver scoperto solo nei giorni scorsi" che le dosi di vaccini ottenute con i contratti dell'Ue non sono state distribuite in base alla popolazione e ha definito il sistema "un bazar". Alla sua contestazione si sono uniti anche Lettonia, Bulgaria, Slovenia, Repubblica Ceca e Croazia. E i sei Paesi hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, per sollevare il problema.    

La Commissione europea in realtà ha chiarito che il sistema era noto, come ben sa il funzionario austriaco che siede alla vice presidenza del comitato direttivo Ue che si occupa proprio della gestione dei contratti dei vaccini.     

Da Bruxelles hanno fatto notare che il meccanismo è noto da mesi: alcuni Paesi non hanno sottoscritto tutti i vaccini a cui avevano diritto e altri hanno acquistato le dosi extra. In particolare, hanno riportato i media, diverse capitali, tra cui Vienna e Sofia, hanno scelto di scommettere molto sul più economico AstraZeneca, mentre Germania, Francia e altri hanno acquistato le dosi extra di vaccini a mRNA più costosi rifiutati da questi ultimi. L'Italia invece si è limitata a prendere le dosi che le spettavano in base alla popolazione, né più né meno. 

La Commissione ha sottolineato tuttavia di aver voluto una rigorosa distribuzione proporzionale, ma i governi nazionali europei hanno optato per un approccio più flessibile. "Spetterebbe agli Stati membri trovare un accordo se volessero tornare alla base proporzionale", aveva affermato l'esecutivo europeo in una dichiarazione. In Austria, nel frattempo, l'opposizione accusa Kurz di aver intrapreso una lotta a livello Ue per distrarre dalle carenze del proprio governo sul fronte della campagna vaccinale.     

A Bruxelles, comunque, ieri sera il comitato direttivo dell'Ue sui vaccini non è riuscito a concordare il meccanismo per la distribuzione delle 10 milioni di dosi aggiuntive Pfizer-BioNTech. Secondo alcuni diplomatici, l'inghippo è dovuto in parte all'insistenza dell'Austria che lamenta la presunta ingiustizia. Anche se dai numeri non risulta: al 23 marzo il 17,8% della popolazione adulta austriaca ha ricevuto almeno la prima dose, meglio della media Ue del 16,9%. E meglio di molti Paesi che secondo Vienna dovrebbero condividere con lei parte della propria quota, tra cui Germania (15,6%), Italia (15,8), Francia e Spagna (entrambe 16,4). I numeri di Vienna superano di gran lunga quelli di chi è davvero in difficoltà, quali Bulgaria, solo il 6,5%, e Lettonia, 6,7%.      

Nella mattinata si terrà un altro incontro del comitato direttivo nel tentativo di trovare un terreno comune tra la coalizione dei sei a guida austriaca e il resto dell'Ue. Il presidente Michel vorrebbe che la questione si risolvesse in quella sede per evitare di portare il negoziato al tavolo del vertice Ue in programma nel pomeriggio.