Reporter senza Frontiere denuncia Facebook, 'propaga bufale sui vaccini'

Reporter senza Frontiere denuncia Facebook, 'propaga bufale sui vaccini'

Secondo l'associazione, il colosso di internet viola i propri termini di servizio in quanto non fa abbastanza per arginare la diffusione di notizie false e messaggi di odio

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© Jaap Arriens / NurPhoto
  -  Caccia alle fake news su Facebook

AGI - Reporter senza Frontiere (Rsf) ha comunicato di aver denunciato Facebook per violazione dei suoi impegni a combattere la diffusione delle notizie false e dell'odio online. La denuncia per "pratiche commerciali scorrette" è stata depositata presso un tribunale di Parigi contro le filiali francese e irlandese del colosso delle reti sociali.

La documentazione presentata dall'associazione consiste in informative ed episodi che dimostrerebbero come la società non rispetti i termini di servizio presentati ai clienti, nei quali si impegna a fare il possibile per offrire uno "spazio sicuro" e a "limitare in modo significativo la diffusione di informazioni false". 

"La principale fonte di menzogne sui vaccini"

In particolare, accusa Reporter senza Frontiere, Facebook "costituisce il principale focolaio di teorie della cospirazione sui vaccini per le comunità francofone". Il fascicolo contiene inoltre uno studio del think tank americano German Marshall Fund, che nell'ultimo trimestre del 2020 ha contato un miliardo e 200 milioni di interazioni con pagine che diffondono bufale.

Come esempio dell'incapacità di Facebook di combattere l'odio online, Rsf ha citato, tra gli altri, le decine di commenti insultanti o minacciosi apparsi sulla pagina della rivista satirica Charlie Hebdo. Nonostante la redazione della pubblicazione fosse stata bersaglio di una strage terroristica, la rete sociale non ha fatto nulla per eliminare i commenti che incitavano alla violenza contro gli autori del periodico.

Rsf ha spiegato che ha deciso di presentare la denuncia in Francia in quanto la nazione transalpina ha una giurisprudenza molto avanzata in termini di diritti del consumatore ma che non esclude di agire per vie legali anche in altri Paesi. L'auspicio dell'associazione è che un pronunciamento giudiziario sul carattere "ingannevole" delle condizioni di servizio di Facebook "possa avere un impatto globale".