Lo show russo di Capodanno in stile Italia anni '80 spiegato dal suo ideatore

Lo show russo di Capodanno in stile Italia anni '80 spiegato dal suo ideatore

Intervista a Ivan Urgant, tra i volti più celebri della tv russa, ideatore dello speciale diventato trend su YouTube: "Il mondo avrà sempre bisogno di capelloni, donne truccate, sintentizzatori e  drum machine". "Parteciperei volentieri a un programma in Italia"

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Un frame dello show di Capodanno sulla tv russa

AGI - Il mondo sotto pandemia come l'Urss degli Anni'80, in cui le persone cercano disperatamente distrazione e leggerezza e la trovano nel varietà e nella musica italiana di Sanremo. Il parallelo non dispiace al conduttore del discusso speciale di Capodanno della tv russa 'Ciao 2020', Ivan Urgant, per spiegare il perché la notte di Capodanno abbia voluto portare sul Primo Canale questo surreale festival canoro, in stile un po' Sanremo, un po' Drive In, tutto interamente registrato in italiano. "Non ho mai pensato al parallelo con l'Urss, ma a una cosa ho pensato e sono sicuro: uomini con capelli lunghi, donne molto truccate, sintetizzatori e drum machine non saranno mai superflui al mondo", argomenta tra il serio e il faceto Urgant, in un'intervista telefonica ad AGI.

E di acconciature retro', donne scollacciate, sintetizzatori e drum machine è piena questa insolita trasmissione, andata in onda come uno speciale dell'omonimo late show 'Vechernyj Urgant', che il poliedrico presentatore conduce dal 2012. Oltre 50 minuti di canzonette, siparietti trash, interviste con riferimenti piccanti e pubblicità fake, tra cantanti con giacche troppo larghe e soubrette svampite che parlano un esilarante italiano. Il video integrale di 'Ciao 2020' è entrato in pochi giorni nei trend di YouTube e ha raccolto oltre cinque milioni di visualizzazioni. In Italia, se ne è scritto tutto e il contrario di tutto: il migliore show di fine anno, una parodia trash piena di stereotipi, espressione dell'amore dei russi per il nostro Paese, un episodio degno di una rottura dei rapporti diplomatici con la Russia di Putin. 

Sul primo canale, senza nemmeno una parola in russo

La spiegazione di Urgant, mattatore della tv russa che strizza l'occhio a Jimmy Fallon e David Letterman, è molto più semplice. "Lo spettacolo è un puro omaggio all'Italia di quegli anni. A causa della pandemia, è stato un anno duro per tutto il pianeta e ci siamo chiesti come potevamo suscitare emozioni positive nel pubblico. E cosa c'è di più positivo della tv italiana degli Anni '70 e '80, del varietà, del Festival Sanremo che tutta l'Urss amava profondamente? Lo stesso suono della vostra lingua risulta gioioso. Era un'idea folle, ma che ci divertiva molto. Mi sono detto: 'Se per 50 minuti sul primo canale del nostro Paese parlerò solo in italiano, senza neppure una parola di russo, avrò qualcosa da raccontare ai miei nipoti'".

Il resto è già un piccolo capitolo della Storia della tv: sul palco straripante di luci e ballerine, Urgant veste i panni del suo alter ego italiano Giovanni Urganti e con lui si esibiscono alcuni dei più famosi artisti e personaggi televisivi russi, nelle vesti dei loro sosia vintage italiani: la starlette Olga Buzova diventata Ornella Buzzi, il rapper Egor Kredd si traveste da Giorgio Criddi, la cantante Zivert si trasforma in Giulia Ziverti, il duo Niletto e Klava Koka in Niletto Niletti e Claudia Cocca, la pop star Monetochka e il marito produttore Viktor Isaev sono La soldinetta e Vittorio Isaia.

Gli artisti russi si trasformano in alter ego italiani

Convincere tanti artisti a partecipare non è stato difficile, vista la fama del programma, ma lo è stato spiegare loro come e perché calarsi nello stile disco Anni '80, ammette Urgant: "La maggior parte di loro sono giovani e non ricordavano o non capivano di cosa parlavamo". "Mi sono venuti dubbi sul fatto che lo spettacolo sarebbe stato compreso, ma poi mi sono convinto appena ho ascoltato la prima canzone tradotta, 'Bambina balla', del duo Arti e Asti", nel mondo reale Artjom Umrikhin ed Anna Dzjuba, alias Artik & Asti. "Suonava benissimo", ricorda ridendo Urgant, "di tutte le lingue europee l'italiano a livello fonetico è quella per noi russi più facile e l'Italia e' l'unico Paese al mondo dove il mio cognome viene pronunciato subito con l'accento giusto (sulla U). Forse 'Ciao 2020' è anche un mio personale gesto di gratitudine verso gli italiani proprio per questo", scherza.

Quarantadue anni, nato nella sovietica Leningrado e figlio d'arte, Urgant ha ospitato personaggi internazionali del calibro di Liam Neeson, Robert De Niro, Mark Zuckerberg, Tom Cruise, e Brad Pitt, ma anche gli italiani Alessandro del Piero, Monica Belucci, Ornella Muti, Franco Nero, Eros Ramazzotti e Andrea Bocelli. Il suo rapporto televisivo con l'Italia ha un precedente nel documentario sul nostro Paese girato con un mostro sacro della tv russa, Vladimir Pozner. "Durante quell'esperienza abbiamo conosciuto Lena, una ragazza russa, sposata con Mario, un ufficiale della Guardia di Finanzia, che ci ha fatto da interprete", racconta il presentatore; "per tradurre i testi di 'Ciao 2020' ci siamo fatti aiutare da lei e dalla nostra traduttrice in studio, Ira; alcune parti, però, le ho fatte da solo. Il ritornello della prima canzone 'Come stai, come stai, tutto bene tutto a posto', cantata da Giovanni Urganti e Tutti Frutti, l'ho scritto io".

Sanremo '83, una finestra sull'Europa

Ma come spiegare l'amore dei russi per quel periodo della musica italiana? Ai tempi dell'Urss era comprensibile: nel 1983, la prima finale del Festival di Sanremo trasmessa in tv aveva aperto una finestra sull'Europa bucando la cortina di ferro con melodie semplici, testi leggeri e facili da canticchiare come 'Mamma Maria' dei Ricchi e poveri non a caso riproposta in Ciao 2020. Tutto questo unito alla passione storica dei russi verso l'Italia ha fatto si', che personaggi come Al Bano e Romina, Toto Cutugno o Riccardo Fogli diventassero quasi degli eroi.

"Celentano rimane un nome che tutti conoscono anche oggi in Russia", racconta Urgant, "poi è arrivata una miriade di artisti che continua anche ora esibirsi qui, per loro grande fortuna, come Al Bano, Pupo e Matia Bazar". A chi si chiede perché la Russia di oggi veda ancora l'Italia con le lenti degli Anni '80, Marco Raffaini - regista del documentario 'Italiani veri' che tratta questo tema - spiega che "oltre alla nostalgia c'è anche l'immagine del Paese di oggi, che danno proprio questi cantanti, che continuano a esibirsi nella ex Urss con quello stesso stile". Nel commentare la trasmissione, alcuni hanno tirato in ballo la diplomazia. Urgant ci ride su: "E' proprio cosi', un'operazione diplomatica di soft power, per avvicinare i nostri Paesi. Ora mi aspetterei dal presidente della Repubblica italiana e da quello della Federazione russa una bella onorificenza". Più che una medaglia, da noi c'è chi lo ha già proposto alla guida di un programma come XFactor. "Condurrei con piacere qualsiasi trasmissione sulla tv italiana, dove serva pronunciare spesso le parole 'bravo, tutti e canzone'", conclude sarcastico.