Cavalli mutilati, in Francia aperte 153 inchieste

Cavalli mutilati, in Francia aperte 153 inchieste

L'alibi ha retto, rilasciato l'unico sospettato finora fermato. Il ministro Darmanin moltiplica sforzi e risorse

Francia giallo cavalli mutilati 153 inchieste  

© STEPHANE DE SAKUTIN / AFP / POOL
- Il ministro dell'Interno francese, Gérald Darmanin

AGI – In Francia governo, forze di sicurezza e giustizia sono impegnati a risolvere il giallo di decine di cavalli e pony mutilati negli ultimi mesi ai quattro angoli del Paese.

Nelle ultime ore le autorità speravano in una svolta decisiva dopo aver arrestato un sospetto sulla base di una segnalazione in seguito alla diffusione di un identikit.

L'uomo fermato nella regione dell’Alto Reno ha subito negato ogni addebito e il suo alibi è stato verificato dagli inquirenti della procura di Sens, che lo hanno rilasciato. Sulla macabra vicenda è intervenuto il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, nel corso di una visita nel comune rurale di Plailly (Oise), a nord di Parigi.

“Siamo estremamente sconvolti da questi atti ignobili. Oggi ci sono 153 inchieste aperte ovunque in Francia, nella metà di tutte le regioni” ha detto Darmanin, ricordando che importanti dispositivi di sicurezza sono stati dispiegati sul territorio nazionale per tentare di porre fine ai massacri di cavalli. Presente anche il ministro dell’Agricoltura, Julien Denormandie, che ha rassicurato proprietari e gestori di stalle i cui cavalli sono stati vittime di sevizie.

“Siamo mobilitati per fare in modo che questa paura possa scomparire quanto prima. Questa crudeltà deve cessare presto e giustizia deve essere finalmente fatta” ha dichiarato Denormandie.

Per il colonnello Hubert Percie du Sert, coordinatore della vice-direzione della polizia giudiziaria della gendarmeria, finora “abbiamo censito una ventina di orecchie tagliate, mutilazioni dei genitali e altre lacerazioni con armi ed oggetti contundenti”.

Oltre alle 153 inchieste aperte nei territori in cui questi brutali attacchi si sono verificati, su scala nazionale le indagini vengono coordinate dall’Ufficio centrale di lotta agli attentati all’ambiente e alla sanità pubblica (Oclaesp). Finora gli inquirenti sono giunti alla conclusione che possa esistere una “pluralità di responsabili e di modus operandi”, non escludendo che possa trattarsi di riti satanici, di derive settarie, di odio per la razza equina o di sfida lanciata sui social.