La posizione di Londra davanti alla crisi di Hong Kong

La posizione di Londra davanti alla crisi di Hong Kong

Il rompicapo per Downing Street: salvare gli affari con la Cina e la faccia con l'ex colonia. Per la Gran Bretagna la nuova legge sulla sicurezza nazionale rappresenta un problema politico

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© Philip FONG / AFP 
- Proteste a Hong Kong

AGI Per la Gran Bretagna la nuova legge sulla sicurezza nazionale che Pechino vuole imporre a Hong Kong rappresenta un rompicapo politico: da una parte c'è la necessità di difendere l'autonomia della sua ex colonia, dall'altro Londra non vuole mettere a repentaglio i ricchi affari che la vedono prima in Europa per investimenti cinesi, con un totale che negli ultimi cinque anni ha superato l'intero trentennio precedente.

Cosa dice il patto tra Cina e Gran Bretagna?

Da Downing Street finora è arrivata solo l'assicurazione che si monitora "strettamente" la situazione e che il governo "si aspetta che la Cina rispetti i diritti, le libertà e l'alto livello di autonomia di Hong Kong" sancita dal sistema "un Paese, due sistemi". Quell'impegno fino al 2047, data del passaggio sotto la piena sovranità cinese, era alla base dell'accordo del 1997 tra Regno Unito e Cina, il cosiddetto 'handover' che sanci' il passaggio di Hong Kong da protettorato britannico a regione amministrativa speciale nella sfera di influenza di Pechino.

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© STR / XINHUA / AFP 
Deng Xiaoping e Margaret Thatcher

Che ne sarà dei cinesi con passaporto britannico?

Il premier, Boris Johnson, ha fatto filtrare la notizia che nel caso di una stretta ulteriore su Hong Kong la Gran Bretagna ha un piano per accogliere come profughi centinaia di migliaia di cittadini dell'ex colonia.

Si tratta di almeno 315.000 persone, tra coloro che detengono un passaporto britannico (categoria Overseas) e i loro familiari, a cui verrebbe data la possibilità di risiedere nel Regno Unito.

Ma solo l'ultimo governatore britannico di Hong Kong, il conservatore Chris Patten, ha alzato i toni per denunciare che "la Cina ha tradito gli abitanti Hong Kong" e ha avvertito che la Gran Bretagna ha "un dovere morale, economico e giuridico" di difenderli senza più deferenze a Pechino inseguendo l'"illusione" di chissà quali tornaconti economici.

Perché Boris Johnson non ha ancora parlato?

Molte voci si sono levate per chiedere però una reazione forte di BoJo alla stretta decisa da Pechino, in linea con quella dell'Amministrazione Trump e del Congresso Usa. Un'Ong per i diritti umani basata a Londra, Hong Kong Watch, ha lamentato che la risposta di Downing Street alla legge sulla sicurezza nazionale è stata "claudicante, inutile e quasi un copia e incolla delle precedenti prese di posizione", "totalmente inadeguata alla gravità della situazione".

La Gran Bretagna potrebbe cercare si fare pressioni su Pechino avvertendo che la distruzione delle libertà di Hong Kong rischiano di comprometterne la peculiarità economica che ha un grande valore per la stessa Cina, o che l'ultimo tentativo di mettere il bavaglio all'ex colonia, nel 2003, fu fermato dalle proteste di piazza.

Qual è la risposta di Londra a Washington?

Londra potrebbe anche assecondare i piani Usa di rivedere lo status commerciale privilegiato per Hong Kong, adombrati dal segretario di Stato, Mike Pompeo, portando questo tema al G7 di Washington a giugno.

Nel complesso, però, Johnson non sembra disposto a seguire Trump sulla strada dello scontro con la Cina, che il presidente Usa in piena campagna per la rielezione ha trasferito dall'arena dei dazi a quella dei diritti umani e dei rapporti con Hong Kong e Taiwan.

Anche se non siamo più nell'era d'oro nelle relazioni tra Londra e Pechino inaugurata da David Cameron nel 2015, nelle ultime settimane l'ambasciatore cinese a Londra, Liu Xiaoming, ha incontrato il Cancelliere dello Scacchiere, il ministro della Salute e il vice consigliere per la sicurezza nazionale britannici, a dimostrazione che il dialogo resta costante.

Lo stesso Liu, parlando a 1.500 imprenditori britannici, ha descritto Gran Bretagna e Cina come "gli alfieri del libero commercio e della globalizzazione oltre il Covid-19". Secondo alcuni osservatori la Global Britain di cui ha parlato Johnson per il dopo-Brexit nei prossimi anni potrebbe finire al centro di un corteggiamento contrapposto di Usa e Cina per attirarla nella propria sfera di influenza economica. E in quel caso Hong Kong potrebbe far parte dell'altissima posta in gioco.