La Nasa ha ammesso un attacco hacker ai suoi server

L'agenzia spaziale ad Agi spiega che non ritiene però che le intrusioni abbiano messo a repentaglio le sue missioni 

La Nasa ha ammesso un attacco hacker ai suoi server
 (Afp)
 Nasa, i computer del quartier generale di Washington 

Il 18 dicembre la Nasa ha reso nota un’intrusione informatica in uno dei suoi server, dal quale sono state estratte informazioni personali di dipendenti ed ex-dipendenti. Con una nota interna inviata al personale, l’Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche statunitense spiega che il furto di dati ha riguardato anche informazioni identificative (Pii, personally identifiable information). Tra i dati sottratti, si legge nella nota, anche i codici di previdenza sociale dei dipendenti.

Scoperta il 23 ottobre, l’intrusione è stata comunicata due mesi dopo. Contatta da Agi per un commento, l’agenzia ha risposto: “La Nasa non ritiene che le intrusioni abbiano messo a repentaglio le missioni dell’ente. Una volta scoperta (l’intrusione, ndr), la Nasa ha intrapreso un’azione immediata per proteggere i server colpiti e da allora ha iniziato un’analisi forense, processo che richiederà del tempo. L'indagine in corso è una delle principali priorità della Nasa”.

Gli autori dell’intrusione potrebbero essere entrati in possesso dei dati di ciascun dipendente assunto o trasferito tra il luglio del 2016 e l’ottobre del 2018.

“La Nasa prende molto seriamente la sicurezza informatica e si impegna a dedicare le risorse necessarie per garantire la sicurezza delle informazioni dell’Agenzia e dei sistemi informatici - ha precisato ad Agi -. L'agenzia continua i suoi sforzi per proteggere tutti i server e sta rivedendo le sue procedure per garantire che le più recenti pratiche di sicurezza siano seguite in tutta l'agenzia”. 

Nel 2016 un gruppo di hacker noto con il nome di Anonsec aveva sottratto all’agenzia 276 gigabyte di informazioni, tra cui credenziali di centinaia di dipendenti, indirizzi di posta elettronica e più di duemila registri di volo. Dopo aver provato a far schiantare un drone da 222 milioni di dollari (194 milioni di euro) nell’Oceano Pacifico, gli hacker avevano pubblicato un rapporto nel quale spiegavano quali vulnerabilità avevano consentito loro di prendere possesso del drone.

A ottobre di quest’anno, un 25enne residente a Salò aveva ammesso di aver attaccato otto domini della Nasa nel 2013, dopo una perquisizione di casa sua disposta dalla procura di Brescia, come spiega La Stampa.

 



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