Storia di Cacilda, che in Mozambico lotta per i diritti delle donne sieropositive come lei

Donna, sieropositiva, proveniente da paese africano dove la metà della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta. Tre elementi troppo spesso considerati di debolezza, che Cacilda Isabel Massango è riuscita a trasformare in punti di forza, diventando uno dei simboli della lotta all’Aids in Mozambico

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Quando un dramma viene trasformato da chi è colpito in risorsa per se stessi e per chi si trova nelle sue stesse condizioni, dando vita a una lunga catena di solidarietà umana. E’ questa la storia di coraggio, umanità e grande professionalità della mozambicana Cacilda Isabel Massango, nata a Maputo, capitale del Mozambico, il 18 ottobre del 1977.

All’età di 25 anni ha scoperto di essere sieropositiva e di aver trasmesso l'infezione alla sua bambina, ma non si è arresa e ha combattuto una sua battaglia personale per aiutare se stessa ma soprattutto ragazze, donne, madri come lei: ammalate, emarginate, senza cure e con pochi diritti.

Con altre mozambicane dal 2003  Cacilda ha aderito al programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio, in difesa del diritto alla salute e all'accesso gratuito alla terapia per i malati di Aids, come hanno testimoniato le grandi manifestazioni del 2009 per l'accesso universale alla terapia e contro lo stigma. Il messaggio è semplice e decisivo: "l'Aids non è una sentenza di morte ma si può curare".

Trasformare l'Aids in solidarietà e rinascita

Un’esperienza di "resurrezione": così la chiamano le donne mozambicane coinvolte dapprima nel programma di Sant’Egidio e poi in Eu DREAM, una rete associativa fondata da Cacilda e da alcune donne che avevano scoperto di essere sieropositive e avevano sperimentato l’efficacia della cura antiretrovirale. Donne che volevano essere protagoniste di un movimento di rinascita e di speranza nell'affrontare l'epidemia.

"Eu DREAM" si è radicato in tutto il Mozambico raccogliendo circa 10.000 persone, coinvolgendo i malati e la popolazione locale. Cacilda, che ne è l’anima, ha motivato centinaia di donne affette da Hiv a ritrovare il loro ruolo centrale nella famiglia e nella società e ha promosso il diritto alle cure per i bambini affetti da Hiv, spesso dimenticati.

Dal 2004 al 2018 è stata direttrice del centro nutrizionale "Paese dell'arcobaleno", struttura per il sostegno all'infanzia, nata nel 2003 nella cittadina di Matola, che accoglie quotidianamente circa 800 bambini. Cacilda ha ampliato e arricchito le attività del centro, rispondendo con creatività alle necessità, prevenendo le problematiche e conseguendo ottimi risultati nella lotta alla malnutrizione infantile. Il "Paese dell'arcobaleno" offre gratuitamente un pasto completo ed equilibrato, incoraggiando la frequenza a scuola, e assicura la registrazione anagrafica.

Dal 2018 è coordinatrice del Centro DREAM di Zimpeto, che accoglie più di 2.000 pazienti. Oltre a dirigere l'attività del centro, Cacilda si occupa di coordinare l'equipe dei ‘counsellors’ e degli operatori domiciliari, coinvolgendo anche pazienti e operatori in un'iniziativa di volontariato: nutrire i numerosi bambini di strada che frequentano la zona del centro. 

Gli studi ad alto livello e le testimonianze internazionali

Mettendosi personalmente al servizio della causa, Cacilda ha ripreso gli studi – interrotti a 19 anni a causa della morte del padre – con i quali ha acquisito competenze tecnico scientifiche anche di alto livello, contribuendo a diffondere una nuova cultura di valorizzazione e di crescita della donna in un contesto spesso difficile. Così nel 2012 si è laureata in Filosofia presso l'Università "Sao Tomas" a Maputo, con una tesi su "La dignità della persona umana in Emmanuel Kant".

La sua attività di sensibilizzazione e di testimonianza ha superato i confini del suo Paese: Cacilda ha preso parte come relatrice e testimonial a numerosi eventi a livello internazionale, in cui ha fatto conoscere al mondo la voce delle donne africane, testimoniando le loro difficoltà ma anche mostrandone le grandi capacità e potenzialità. E’ venuta a Roma in più occasioni tra il 2006 e il 2004 per partecipare a varie conferenze, tra cui "Anche noi vogliamo vivere", VI Conferenza della International Aids Society e IV Conferenza Fondazione Levi Montalcini sul diritto all'istruzione di donne e bambine, nonché alla Giornata di studio su telemedicina e cooperazione internazionale, all’Expo di Milano nel 2015. 

Vincitrice "Premio popolarità" come Donna dell'Anno 2019

In Italia Cacilda è tornata poche settimane fa per ricevere il “Premio popolarità”, dal valore di 15 mila euro, nell’ambito del premio internazionale “Donna dell’Anno 2019” sul tema della resilienza, ottenendo l’82% delle preferenze alle votazioni.

La sua candidatura al premio “Donna dell’Anno” è stata fortemente sostenuta dalla Comunità di Sant’Egidio con le seguenti motivazioni: “Cacilda Isabel Massango ha saputo ricostruire un nuovo percorso di vita a partire dalla propria condizione di persona portatrice di grave malattia. Si è trovata di fronte al grave shock di scoprirsi sieropositiva e madre di una bambina malata, ma ha fatto di questa crisi un punto di forza per costruire la propria vita su basi nuove. Senza nascondere la propria condizione, ha trasmesso la speranza a tanti, in particolare aiutando molte donne in un percorso di resilienza: dalla disperazione di scoprirsi sieropositive all'acquisizione di nuova speranza e dignità di vita. Si è fatta carico di testimoniare, con la sua esperienza, come sia possibile intraprendere un percorso di riscatto e di emancipazione per la conquista della dignità delle donne, che nel suo Paese sono spesso relegate a un ruolo di secondo piano, vittime di violenze e maltrattamenti e discriminazione.”

Questa, invece, la motivazione della giuria del premio “Donna dell’Anno 2019, consegnatoli lo scorso 31 maggio ad Aosta: “Premiare una donna mozambicana che è riuscita a farsi spazio tra gli ostacoli dovuti alla sua condizione di donna e di persona con HIV significa portare alla luce una storia che altrimenti non potrebbe diventare un esempio per le ragazze, dall’Africa all’Europa. È l’occasione per mettere in discussione gli stereotipi. Ci sono tante storie come questa e bisogna raccontarle per testimoniare la possibilità di costruire un mondo in cui migliorano le condizioni di vita di tutti e di tutte, se è equo l’accesso al diritto alla salute e all’istruzione”.

La Giuria del Premio, presieduta dalla Presidente del Consiglio Valle Emily Rini, è composta dall'Assessore all'istruzione, università, ricerca e politiche giovanili, Chantal Certan, dalle Consigliere regionali Chiara Minelli, Patrizia Morelli, Manuela Nasso, Maria Luisa Russo, Daria Pulz e Nicoletta Spelgatti, dalla Consigliera del Soroptimist Club International Valle d'Aosta Maria Paola Battistini Varda e dalla giornalista del settimanale "Donna Moderna" Barbara Rachetti.



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