In Libano si festeggia la fine del ‘matrimonio riparatore’

Dopo Tunisia e Giordania anche il Paese dei Cedri ha abolito la norma che permetteva allo stupratore di evitare il carcere sposando la vittima

In Libano si festeggia la fine del ‘matrimonio riparatore’

Niente più matrimonio riparatore in Libano: lo sfregio alla donna stuprata di dover sposare il suo stupratore per salvarlo dal carcere è stato finalmente cancellato. Dopo una battaglia di oltre un anno e mezzo da parte delle associazioni per i diritti delle donne e un lungo iter parlamentare, i deputati di Beirut hanno abolito il famigerato articolo 522. Una decisione che segue a pochi mesi di distanza iniziative simili in Tunisia e Giordania.

Si assottiglia così la lista dei Paesi dove questa pratica – definita dallo stesso ministro libanese per gli Affari femminili, Jean Oghassabian, roba dell’”età della pietra” – è ancora permessa legalmente. È ancora in vigore in sette Paesi arabi: Algeria, Bahrain, Iraq, Kuwait, Libia, Siria e Territori palestinesi. Senza contare diversi Paesi dell’America Latina, le Filippine e il Tagikistan, tra gli altri, dove tuttora sopravvive (in Italia è stata abolita nel 1981, sedici anni dopo il rifiuto di Franca Viola).

In Libano si festeggia la fine del ‘matrimonio riparatore’

“Quella di oggi è una vittoria per la dignità delle donne”, ha commentato il gruppo Abaad, battutosi anni per questo risultato, ricordando che “non è più possibile scappare alla punizione per stupro e atti sessuali condotti con la forza e la coercizione”. Come ha sottolineato un attivista, la legge permetteva “una seconda aggressione ai diritti della sopravvissuta allo stupro in nome dell’’onore’ intrappolandola in un matrimonio con il suo stupratore”.

L'importante risultato è stato ottenuto grazie a una campagna di pressione costante, con tanto di ‘installazioni’ sulla Corniche di Beirut fatte di vestiti da matrimonio appesi come manichini senza vita e donne con vestiti bianchi lacerati e sanguinanti con un cartello che ricordava come “un vestito bianco non copre lo stupro”. Concetto ripreso anche nei cartelloni pubblicitari che invitavano a firmare la petizione on-line.

 

Una vittoria solo parziale

Ma la strada è ancora lunga, sottolineano gli attivisti, e non tutti sono pronti a gridare vittoria. Come ha sottolineato l’associazione Kafa su Facebook, si tratta di un risultato “parziale”. Gli effetti dell’articolo 522, infatti, “continuano sotto l’articolo 505, che riguarda il sesso con un minorenne di 15 anni, così come l’articolo 518 che riguarda l’adescamento di un minore con la promessa di matrimonio”.

Human Rights Watch ha espresso soddisfazione per l’abrogazione dell’articolo 522, “un passo importante e lungamente atteso per proteggere i diritti delle donne in Libano”. Ora, ha continuato Bassam Khawaja, ricercatore libanese dell’organizzazione, “il Parlamento dovrebbe andare avanti adottando la legislazione in attesa che mette fine ai matrimoni con minorenni e allo stupro coniugale, entrambi ancora legali nel Paese dei Cedri”.

 

“Pur accogliendo con favore l’abrogazione dell’articolo 522 del codice penale, abbiamo delle riserve sugli articoli 505 e 518. Non ci sono eccezioni per sfuggire alla pena per stupro”, ha confermato il ministro Oghassabian.



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