Kamala Harris lancia la sfida a Trump (senza mai nominarlo)

La senatrice della California ufficializza la sua candidatura per le primarie democratiche. E c'è chi la definisce "un'Obama al femminile"

kamala harris trump

"L'America è molto meglio di quello che vediamo oggi, questa non è la nostra America". Queste le parole con cui la senatrice californiana Kamala Harris ha lanciato la sua candidatura per le primarie democratiche per la Casa Bianca in vista delle presidenziali del 2020. Metà asiatica e metà afroamericana (la madre è di etnia Tamil, il padre giamaicano), 54 anni, avvocatessa ed ex procuratrice, la Harris viene definita, nella vulgata, una Obama al femminile.

L'analogia va ben oltre il colore della pelle. Il profilo della Harris è piuttosto trasversale, in grado di incontrare i favori sia dell'ala moderata dei Democratici che di quella più radicale. Da questo punto di vista, Harris appare come una candidata più forte dell'eterna promessa Elizabeth Warren, che, oltre a essere considerata troppo di sinistra per essere un nome unificante, è stata fortemente criticata per la decisione di sottoporsi a un test del Dna per dimostrare di avere sangue cherokee. Anche alcune proposte programmatiche, dal ripristino della riforma sanitaria di Obama a una riforma fiscale che torni a privilegiare la classe media, ripercorrono quelle che portarono Obama alla Casa Bianca nel 2008.

"Siamo a un punto di svolta nel Paese e nel mondo"

Kamala Harris ha lanciato la sua candidatura nella sua Oakland, città affacciata sulla Baia di San Francisco e caratterizzata da un elevato tasso di criminalità. Oltre ventimila i sostenitori scesi in piazza per ascoltare un discorso dove ha lanciato numerose frecciate all'attuale inquilino della Casa Bianca senza mai nominarlo. Un aspetto, quest'ultimo, che è interessante sottolineare, se si considera quanto il match tra Donald Trump e Hillary Clinton del 2016 fu incentrato da entrambe le parti su attacchi e polemiche personali. Vengono invece citati, sottolinea Politico, "il trauma dell'era Watergate di elevato cinismo e bassa fiducia nei leader di Washington".

"Il mio cammino è un sogno che si realizza in America e voglio dare voce a tutti quelli che non devono essere lasciati a lottare da soli", ha detto Harris, "siamo a un punto di svolta nel nostro Paese e nel mondo, e dobbiamo unirci per difendere i nostri valori contro chi vuole distruggerli". Kamala Harris definisce la democrazia americana sotto attacco "come mai in precedenza", con "attacchi alla libera stampa" e "bambini messi in gabbia che piangono chiamando le madri e i padri": "Non provatela a chiamare sicurezza dei confini, è violazione dei diritti umani". Non manca un riferimento al Russiagate e alle accuse nei confronti del Cremlino di aver influenzato la campagna elettorale ("Ci sono Paesi stranieri che infettano la Casa Bianca come malware"). 

E lo slogan della campagna? "Per la gente", un riferimento al suo passato di procuratore generale della California, che ha ricordato così: "Per tutta la mia vita, ho avuto un solo cliente: la gente".​



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