Weinstein assunse agenti del Mossad. Ecco cosa dovevano fare per lui

Il settimanale New Yorker torna sullo scandalo sessuale che ha travolto il produttore e svela la sua strategia. Articoli di Repubblica,  La Stampa e Corriere

Weinstein assunse agenti del Mossad. Ecco cosa dovevano fare per lui
RENA LAVERTY / AFP 
 L'attrice Rose McGowan con il pugno alzato durante la presentazione della 'Marcia delle donne'

Harvey Weinstein ha pagato centinaia di migliaia di dollari da agenzie di intelligence private per tenere d'occhio le donne dalle quali temeva di essere accusato di stupro e demolirne la credibilità. E' quanto riporta Repubblica secondo cui nel mirino del produttore di Hollywood accusato di aver molestato decine di donne in trent'anni di carriera c'erano anche i giornalisti che stavano indagando sul caso.

Weinstein assunse agenti del Mossad. Ecco cosa dovevano fare per lui
STAFF / AFP
 Alcune vittime delle molestie di Harvey Weinstein

In un lungo articolo dal titolo 'L’esercito di spie di Harvey Weinstein', riporta La Stampa, il settimanale New Yorker scrive  che il produttore  assoldò nell’autunno 2016 gli ex agenti del Mossad dell'agenzia Black Cube, e quelli della  Kroll, una delle maggiori compagnie di intelligence per raccogliere informazioni.


I protagonisti

  • Harvey Weinstein: uno dei produttori di punta di Hollywood. Nessuno ha vinto più Oscar di lui, ma - secondo le accuse che gli sono piovute addosso in queste settimane - nessuno ha molestato, abusato e stuprato tante donne quanto lui nell'ambiente. 
  • Rose McGowan: attrice, cantante e modella, protagonista delle serie 'Streghe' e della saga 'Grindhouse' e di diverse pellicole splatter, determinta a denunciare la condotta di Weinstein in un libro
  • Black Cube: fondata nel 2010 da Yanus e Dan Zorella, membri dell'unità di intelligence israeliana, doveva impedire la pubblicazione del libro di McGowan, tenere buoni i giornalisti e trovare punti deboli nella vita delle accusatrici per screditarle 

Due investigatori privati di Black Cube, sotto falsa identità, incontrarono quella che sarebbe diventata la prima accusatrice di Weinstein, riporta il Corriere, Rose McGowan. Una di loro, una donna, si spaccia per avvocato specializzato in diritti delle donne e per mesi, in almeno 4 incontri, registra le conversazioni con l'attrice. È la stessa detective poi, con un'altra finta identità, a parlare con i giornalisti spacciandosi per una vittima di Weinstein. In altri casi c'erano dei reporter, a libro paga del produttore, che interpellavano le vittime per capire quali accuse fossero pronte a pronunciare nei suoi confronti.



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