In Israele il governo è ancora un rebus

Benjamin Netanyahu getta la spugna. Tocca a Benny Gantz riprovarci. Sul premier uscente pesano ancora diversi problemi giudiziari

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EMMANUEL DUNAND, MENAHEM KAHANA / AFP
Benny Gantz e Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu passa la mano, e adesso tocca a Benny Gantz tentare di dare un governo a Israele. Il premier uscente del Likud ha gettato la spugna, restituendo al capo dello Stato, Reuven Rivlin, il mandato che quest'ultimo gli aveva affidato. In una dichiarazione video, Netanyahu ha sostenuto di aver lavorato "incessantemente" per formare un "ampio governo di unità nazionale" che includesse i partiti religiosi, alleati del Likud, e il rivale Blu e Bianco guidato dall'ex capo di stato maggiore delle forze di difesa, Benny Gantz. Ma, ha denunciato, è stato proprio quest'ultimo a impedirglielo: "Nelle ultime settimane ho tentato di tutto per portare Gantz al tavolo del negoziato ma sfortunatamente, lui si è sempre rifiutato, ogni volta". 

"Bibi ha fallito di nuovo", è il commento lapidario di Yair Lapid, numero due di Blu e Bianco, al quale, ha annunciato l'ufficio di Rivlin, sarà affidato l'incarico. Il sessantenne Gantz, che ha 28 giorni di tempo per dar vita a un esecutivo, ha annunciato che questo dovrà essere "liberale", nel senso che limitera' l'influenza dei partiti di impronta religiosa. "È il momento - ha affermato una nota del partito - di agire".

A Netanyahu, invece, tocca attendere, sperando in un ritorno alle urne, l'esito di una vicenda giudiziaria che potrebbe vedere la sua incriminazione. È l'intenzione manifestata di recente dal procuratore generale Avichai Mandelblit, decisione che dovrebbe arrivare entro dicembre. Netanyahu è coinvolto, tra gli altri scandali, nel Caso 4000, ovvero quello di presunti favori a una società di telecomunicazioni in cambio di una copertura mediatica favorevole al premier. Di recente Netanyahu è stato impegnato in una serie di udienze preliminari in cui ha cercato da un lato di far cambiare idea al procuratore generale e dall'altro, di salvare la propria carriera politica. 



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