La missione diplomatica tedesca in Iran è finita con una dura minaccia a Washington

Dopo oltre due ore di colloquio a quattr'occhi con il collega Javad Zarif, il capo della diplomazia tedesca Heiko Maas ha incassato solo attacchi all'amministrazione Trump

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IRANIAN PRESIDENCY - HANDOUT / ANADOLU AGENCY
Il presidente iraniano Hassan Rouhani riceve il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas a Tehran 

Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, è tornato a mani vuote da una missione a Teheran con cui sperava di sbloccare lo stallo sull'accordo nucleare con l'Iran in seguito all'uscita unilaterale degli Stati Uniti. Dopo oltre due ore di colloquio a quattr'occhi con il collega Javad Zarif, il capo della diplomazia tedesca ha incassato solo una dura minaccia rivolta a Washington.

In sostanza, ha avvertito Zarif, l'unico modo per far calare la tensione nell'area è che Washington cessi la "la guerra economica" contro la Repubblica islamica. "Chi conduce guerre di questo tipo non puo' pensare di continuare a vivere in sicurezza", ha affermato il ministro iraniano. Una frase che ha raggelato Maas, raccontano i cronisti tedeschi.

Il capo di diplomazia di Berlino, se non altro, sperava di smuovere le acque. Niente da fare. Mentre lui, alla conferenza stampa conclusiva, cercava di ribadire "quanto sia importante parlare gli uni con gli altri in una situazione cosi' difficile e pericolosa" e che l'intesa è "straordinariamente importante" per l'Europa, il ministro iraniano andava subito al punto: "Abbiamo avuto un colloquio serio, chiaro e molto lungo", ha esordito, facendo intendere che è stato un confronto molto duro. Dopodiché Zarif ha ribadito che l'Iran ha sempre rispettato l'accordo, ma che nondimeno gli Usa hanno dato il via ad una "guerra economica".

Pertanto, se l'intesa dovesse venire meno, l'Iran si vedrà costretto di "reagire di conseguenza" è stato, quello a Teheran, uno scambio di battute serrato. Maas ha ribadito che "è nell'interesse dell'Iran" continuare a tenere vivo l'accordo e ha promesso che la Germania "fara' tutto il possibile per evitare un fallimento dell'intesa". Zarif ha ribattuto che i Paesi europei dovrebbero "riequilibrare" le dure sanzioni americane, in modo da dare respiro all'economia iraniana.

L'accordo sul nucleare - firmato nel 2015 da Usa, Iran, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Germania e Ue - aveva come obiettivo la fine del programma nucleare iraniano in cambio della cessazione delle sanzioni imposte da Stati Uniti, Ue e Consiglio di sicurezza Onu. Dopo che nel 2018 il presidente americano Donald Trump ha disdetto l'accordo e lanciato nuove sanzioni, la tensione tra Usa e Iran è tornata alle stelle.

Lo stesso capo della Casa Bianca, ma anche il suo segretario di Stato, Mike Pompeo, e il consigliere per la sicurezza, John Bolton, continuano ad evocare scenari bellici. Al contrario, Maas vuole salvare l'accordo ad ogni costo, d'intesa con l'Ue. Una strada è quella del programma Instex, un sistema di pagamento messo a punto dai Paesi europei per consentire alle proprie aziende di avere rapporti commerciali con l'Iran aggirando le sanzioni statunitensi. "Si tratta di un nuovo tipo di strumento, quindi non è semplice renderlo operativo", ha ammesso il ministro degli Esteri tedesco, aggiungendo però che "tutti i requisiti formali sono stati messi in pratica, quindi presumo che saremo pronti per usarlo nel prossimo futuro".

A quanto pare questa promessa non è bastata. L'ultimatum posto da Teheran di tornare ad arricchire l'uranio a partire dal 7 luglio se non ci saranno "passi concreti" nell'alleggerire le sanzioni rimane in piedi. Nè è servito, da parte di Maas, avvertire l'Iran circa i rischi di "rimanere soli". Anche sullo scottante dossier Israele, Maas non ha voluto mostrare cedimenti: "Il diritto all'esistenza di Israele fa parte della ragion di Stato tedesca e per noi non è un argomento negoziabile. E questo non cambia assolutamente neanche adesso che mi trovo qui a Teheran".

Da Berlino si fa sapere che i diplomatici tedeschi continueranno anche nelle prossime settimane a cercare la via del dialogo con Teheran. Ma di sicuro non sarà una strada in discesa. 



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