I timori di 700 mila italiani per il voto in Gran Bretagna

 Boris Johnson ha detto che gli stranieri residenti - e sono 3 milioni - "hanno considerato per troppo tempo il Regno Unito come casa loro". Dopo quella polacca e quella romena, la comunità italiana è la più consistente

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Jakub Porzycki / NurPhoto
Una manifestazione di oppositori a Boris Johnson

Nel giorno delle Elezioni generali volute dal primo ministro Boris Johnson con l'obiettivo di rafforzare la maggioranza del partito conservatore per procedere senza intoppi verso la Brexit il prossimo 31 gennaio, è forte la preoccupazione dei circa 3 milioni di cittadini Ue che vivono e lavorano nel Regno Unito.

Di questi, circa 700 mila sono italiani, secondo gli ultimi dati. Nei giorni scorsi, il premier ha suscitato indignazione dicendo in un'intervista che gli stranieri residenti "hanno considerato per troppo tempo il Regno Unito come casa loro", dopo essere più volte tornato ad avvicinare, come già aveva fatto durante la campagna per il referendum sull'uscita dall'Ue, l'immigrazione al terrorismo.

L'associazione The3million, nata dopo la vittoria del "leave" al referendum del 2016, gli ha chiesto alla vigilia del voto di scusarsi, ricordandogli che con queste dichiarazioni offende non solo i milioni di stranieri, ma anche i moltissimi britannici che sono a loro legati con vincoli di parentela.

Nel giugno 2016, ricordano i "remainers", 17,4 milioni di cittadini britannici, quindi un terzo dei maggiorenni, ha scelto di lasciare l'Unione europea. E neanche questa volta, denuncia l'associazione, la maggior parte degli stranieri residenti avrà diritto di voto. "Votare è un dono prezioso - è l'appello agli elettori diffuso via social network da The3million - milioni di cittadini europei nel Regno Unito e di britannici in Europa non possono votare, invidiando il vostro diritto di decidere il futuro dell'UK. Vai al seggio, non sprecare il tuo voto e pensa a noi senza diritti quando scegli!".

Si tratta di un invito al cosiddetto "voto tattico", che prevede scegliere il candidato laburista o in pochi casi quello liberaldemocratico in quelle circoscrizioni in cui ha chance di battere il conservatore anche se non si è d'accordo con il programma di Jeremy Corbyn, sperando che si arrivi a un governo di coalizione e a un secondo referendum.

Dopo quella di polacchi e romeni, la comunità italiana è la terza più consistente in Gran Bretagna. Negli ultimi 3 anni, ovvero dal referendum, i flussi di cittadini Ue in arrivo da oltremanica sono diminuiti drasticamente (quasi l'80% in meno, da 220.000 a 50.000 persone, fonte Ispi), mentre sono aumentate le richieste di iscrizione ai rispettivi registri nazionali dei residenti all'estero nel tentativo di "stabilizzare" le posizioni di chi vive e lavora qui da tempo (all'Aire italiano si è arrivati recentemente a un record di 315 mila iscritti, quasi la metà del totale dei residenti, in crescita del 50%).

Ma la preoccupazione spinge anche molti a tornare in patria: è il caso di moltissimi polacchi e anche di una parte dei lavoratori della City londinese. In questo caso, il programma di ultrasinistra di Corbyn preoccupa forse più ancora della Brexit. 



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