Il "re dei droni" che ha ucciso Soleimani

Il drone killer è un Mq-9 equipaggiato con missili Hellfire a guida laser: un aereo senza pilota del costo di 64 milioni di dollari, con apertura alare di venti metri, in dotazione anche all'aviazione italiana

droni guerra usa soleimani

SHAH MARAI / AFP
Mq-9 drone

Il raid con il drone con cui gli Stati Uniti hanno ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani è il primo caso nella storia in cui questo tipo di tecnologia è stato usato per eliminare il comandante militare di un Paese straniero. Il drone killer è un Mq-9 equipaggiato con missili Hellfire a guida laser: un aereo senza pilota del costo di 64 milioni di dollari, con apertura alare di venti metri, in dotazione anche all'aviazione italiana. 

Viene considerato il "re dei droni" rappresentando il modello più avanzato della tecnologia "stealth" degli aerei invisibili, il più temuto al mondo perché in grado di volare a un'altezza superiore rispetto a quello di un aereo commerciale, senza perdere potenza di fuoco. È chiamato Reaper, che significa falciatrice ma, in gergo, anche "lugubre mietitore".

In passato il presidente Barack Obama aveva fatto largo uso di questa tecnologia: secondo i dati del Bureau of Investigative Journalism, negli otto anni del suo mandato, dal 2008 al 2016, sono stati lanciati 563 attacchi, in gran parte con i droni, come risposta a guerriglie in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Somalia e Yemen. Nelle operazioni sono morti più di trecento civili.

Donald Trump ha allargato il campo d'azione della guerra tech, utilizzando il super drone per eliminare Soleimani, capo di una rete del terrore a cui è attribuita la morte di piu' di seicento soldati americani. L'operazione, messa in atto la notte del 2 gennaio, è risultata militarmente perfetta: l'"obiettivo" è stato centrato, senza colpire civili, grazie alle telecamere dell'Mq-9 che hanno reso possibile non solo l'individuazione di Soleimani, ma, come ha raccontato ai media americani Brett Velicovich, veterano di guerra che ha diretto operazioni di droni in Afghanistan, "anche il tipo di vestito che il generale indossava".

Con lui sono morte nove persone, che facevano parte del convoglio che aveva accolto Soleimani all'arrivo all'aeroporto di Baghdad. Tra le vittime, Abud Mahdi Al-Muhandis, capo del gruppo terroristico iracheno Kataib.

L'utilizzo del drone in operazioni militari risale alla Prima guerra del Golfo, ma i compiti erano altri: nel '91 droni Pioneer e Pointer vennero usati per sorvegliare il confine tra Arabia Saudita e Kuwait.

Negli anni Duemila la tecnologia è passata a guidare attacchi militari con alterne fortune: nel 2001, il Predator mancò il terrorista, il Mullah Omar, un anno dopo uccise un gruppo di uomini, scambiando uno di loro per il capo di Al Qaeda, Osama bin Laden.

Sotto la presidenza di George W. Bush gli attacchi lanciati con i droni erano stati 57. Con Obama si sono decuplicati. Con Trump, diversificati. Così il re dei droni, The Reaper, è entrato nella storia americana.  



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