Il piano di Di Maio per la tregua in Libia

Il ministro degli Esteri vola in Libano per portare gli auguri ai militari italiani ma non dimentica il dossier chiave per la diplomazia italiana: "La questione non è tanto il rischio dei profughi ma il terrorismo e il rischio di cellule terroristiche"

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Occorre "coinvolgere tutti, dalla Russia alla Turchia" perché quella in Libia rischia di "diventare una 'proxy war' (una guerra per procura; ndr) come quella siriana". Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, volato in Libano per portare gli auguri di Natale ai militari italiani impegnati nella missione Unifil, non dimentica il dossier internazionale che al momento gli sta più a cuore: la Libia.

"La questione non è tanto il rischio dei profughi ma il terrorismo e il rischio di cellule terroristiche". Di fronte al rialzo di tensione che si vive in Libia, soprattutto attorno a Tripoli, il ministro lavora per arrivare a una tregua. "Siamo in contatto con tutti i ministri degli Esteri interessati: lavoriamo alla missione europea in Libia in vista della conferenza di Berlino e parliamo con tutti i soggetti che hanno un'influenza sulle parti. Bisogna coinvolgere tutti, dalla Russia alla Turchia, perché le cellule terroristiche proliferano quando c'è instabilità". Solo il cessate-il-fuoco può fare da presupposto al dialogo politico.

Di Maio ha cercato la sponda americana, una telefonata con il segretario di Stato, Mike Pompeo, fatta proprio dall'aereo di ritorno da Beirut. Il lavorio diplomatico è stato intenso nelle ultime settimane: dopo il faccia-a-faccia a Roma con l'omologo russo, Serghei Lavrov, e la missione in Libia, Di Maio negli ultimi giorni ha parlato con il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu (considerato il rinnovato attivismo di Ankara), quello tedesco, Heiko Maas (in vista della conferenza di Berlino), l'alto rappresentante per la Sicurezza Ue, Josep Borrell (per coinvolgere l'Ue); e poi ancora, ha parlato con il capo del Quai d'Orsay, Jacques le Drian, quello egiziano, Sameh Shoukry, il saudita, Adel Al-Jubayr.

Haftar a Roma

Prima della conferenza di Berlino, che dovrebbe essere a metà gennaio, dovrebbe concretizzarsi la visita di Haftar a Roma: l'uomo forte della Cirenaica ha promesso di presentarsi con qualcosa di concreto. Di Maio punta a facilitare la ripresa di contatti tra le parti e ad Haftar ha chiesto di indicargli con quali personalità del Governo di accordo nazionale sia disposto ad avviare il dialogo.

L'obiettivo è arrivare alla conferenza in Germania con un cessate il fuoco che sia il presupposto della ripresa del dialogo politico. La situazione non è facile anche perché nel frattempo Haftar continua l'avanzata su Tripoli, nel tentativo di massimizzare il suo potenziale e arrivare più forte alla conferenza. Oggi le sue truppe hanno rilasciato l'imbarcazione turca fermata sabato scorso: non avevano trovato armi a bordo. Gli scontri, con alti e bassi, vanno avanti dal 4 aprile. Solo nel 2019, i dati sono dell'Unhcr, almeno 284 civili sono morti in Libia.

Oggi anche l'alto rappresentante dell'Unione europea (UE) per la politica estera, Josep Borrell ha insistito sulla necessità che tutti rispettino l'embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. Un appello tanto più forte dopo che la Turchia ha aperto la porta a dare sostegno militare a Serraj. Il 'sultano' ha già firmato con Tripoli anche un accordo di delimitazione marittima che consente alla Turchia di far valere i diritti su vaste aree del Mediterraneo orientale, ambite da altri Paesi, in particolare la Grecia.

L'Unione europea rischia di rimanere isolata

Ecco perchè Di Maio insiste: occorre una missione Ue in Libia, con un inviato speciale italiano (ancora non c'è un nome, per ora si fanno solo speculazioni: da Giampiero Massolo a Staffan De Mistura, da Piero Fassino a Franco Frattini o Massimo D'Alema). "Dobbiamo difendere gli interessi degli italiani e dei cittadini del Mediterraneo".

Haftar già controlla la maggior parte delle strutture petrolifere libiche, ma anche zone dell'est e nel sud del Paese, e da mesi sta cercando di conquistare Tripoli. Le sue truppe, l'Esercito nazionale libico, accusano il governo di Serraj di essere sostenute da milizie di estremisti. Il fatto che da settembre in zona siano arrivati mercenari russi del gruppo Wagner, guidato da un uomo considerato molto vicino al presidente Vladimir Putin, complica ulteriormente gli sforzi internazionali per porre fine ai combattimenti.

Ma Erdogan sicuramente vuole evitare un confronto con la Russia in Libia e oggi una delegazione turca è a Mosca. Dopo aver trovato un accordo sulla Siria, c'è da scommettere che Erdogan e Putin troveranno un terreno di intesa anche sulla Libia: del resto, il bilaterale è già fissato, l'8 gennaio in Turchia. 



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