Così i ragazzi di Parkland vogliono costringere i politici americani a uscire dai palazzi (e dare risposte)

Lo avevano annunciato: la marcia del 24 marzo scorso non sarebbe stata che l’inizio di una nuova battaglia, adesso bisogna discutere davvero del problema delle armi negli Usa 

Così i ragazzi di Parkland vogliono costringere i politici americani a uscire dai palazzi (e dare risposte)
 (Afp)
 March for our lives, la manifestazione a Washington degli studenti americani del 24 marzo

Un vero faccia a faccia per discutere di armi, futuro, diritti e leggi. I ragazzi sopravvissuti alla sparatoria di Parkland lo avevano annunciato: la marcia del 24 marzo scorso non sarebbe stata che l’inizio di una nuova battaglia. L’ultima iniziativa del gruppo raccolto intorno all’hashtag  #NeverAgainMSD si chiama Town Hall For Our Lives e ha come obiettivo quello di convincere i membri del Congresso a uscire dalle aule del Parlamento e a incontrare chi li ha votati. In tutto il Paese.

L’incontro tra i politici e gli elettori è una pratica abbastanza diffusa in America anche se, negli ultimi mesi, soprattutto da parte dei repubblicani, ha subito un forte ridimensionamento con i calendari spesso vuoti, anche a causa di una rabbia sempre più diffusa da parte chi vi partecipa. Il primo Town Hall for Our Lives, invece, come sostiene David Hogg su twitter, vuole accantonare ogni polemica e rispolverare una pratica, rispettosa e civile, che permetta agli americani di chiedere risposte chiare a chi può e deve darle.  
 

 

 

 

 

 

 

Incontri, discussioni e sedie vuote

La data del 7 aprile non è stata scelta in maniera casuale: coincide con una pausa dei lavori del Congresso e con la possibilità, per i politici, di passare la giornata lontani da Washington.

E dove c’è stato silenzio da parte dei membri delle istituzioni si terranno comunque sit-in, discussioni e incontri. Anche ospitando chi sta all’opposizione e si prepara ad una rincorsa elettorale fondamentale per il futuro degli Stati Uniti e con una sedia vuota a testimonianza dell’assenza di chi, invece, sarebbe tenuto a fornire risposte ma ha deciso di evitare il confronto.

A Salt Lake City, ad esempio, gli attivisti hanno comunicato di non aver ricevuto alcuna conferma di una partecipazione da parte dei loro legislatori. Così hanno deciso di dar vita a una manifestazione che comprenderà un "die-in" di 6 minuti e 20 secondi, la durata esatta della strage in Florida, seguita da una discussione, attorno a sedie vuote, dove gli studenti porranno comunque quelle domande che avrebbero rivolto ai politici se fossero stati lì con loro.
 

Sul sito Town Hall Project ci sono più di 130 eventi già programmati. Con una mappa che è cresciuta, giorno dopo giorno. Hogg e gli altri organizzatori sperano che sia un’occasione per le persone di discutere di tutti i problemi che affliggono la società americana, cercando di sensibilizzare chi, essendo stato eletto, avrebbe la possibilità di cambiare le cose. Non importa che essi siano repubblicani o democratici.

L’obiettivo principale, però, è quello di spingere l’opinione pubblica a chiedere un’inversione di rotta decisa sulla questione delle armi in vista delle vicine elezioni di metà mandato. Uno dei curatori del progetto, Nathan Williams, ha sottolineato come ”le persone non vogliono solo marciare e tornare a casa. Vogliono sapere quale sarà il passo successivo per continuare a lottare. Per questo abbiamo deciso di organizzare questi municipi per far sì che i membri del Congresso capiscano la responsabilità che hanno oggi su temi come questi”. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it