Perché in Australia si dovranno uccidere (e mangiare) migliaia di canguri 

La popolazione dei marsupiali ha raggiunto i 50 milioni di esemplari. Minacciano le coltivazioni e anche l'ecosistema. Programmato un abbattimento selettivo

Perché in Australia si dovranno uccidere (e mangiare) migliaia di canguri 

La carne di canguro diventerà il nuovo piatto gourmet della cucina australiana? E’ quello che c’è forse da sperare visti i numeri cui è giunta la popolazione di marsupiali, con quasi 50 milioni di esemplari in tutto il Paese. Non poco se si considera che nel 2010 erano ‘solo’ 27 milioni e addirittura negli anni precedenti, tra il 2006 e il 2007, erano crollati a 7 milioni a causa delle terribili siccità che avevano colpito l’Australia. Ma le intense piogge degli ultimi anni hanno fornito ai canguri erba da mangiare a volontà, provocando un vero e proprio boom.

"Cacciate e mangiate canguri"

Il livello di guardia raggiunto ha allarmato le autorità e gli esperti che temono contraccolpi non solo per le attività agricole umane ma anche la biodiversità, il cui equilibrio potrebbe venire compromesso. Da qui, l’invito a cacciare e mangiare più carne di canguro.

"Uccidiamoli in maniera compassionevole"

Come ha sottolineato David Paton, ecologista e professore associato alla University of Adelaide, “se abbattiamo questi animali, lo facciamo in maniera compassionevole, ma forse dovremmo pensare a come usarli. Non dovremmo semplicemente lasciare lì fuori le carcasse a decomporsi”. “Non è colpa loro se la popolazione è sovrabbondante, probabilmente siamo stati troppo riluttanti a usare il bastone contro di loro, a rimuoverli prima dal sistema per impedire che venga causato il danno”, ha aggiunto. Impresa non facile, visto che per gli australiani il marsupiale rappresenta l’immaginario nazionale e vederlo finire nel piatto tocca le sensibilità.

Perché in Australia si dovranno uccidere (e mangiare) migliaia di canguri 
Max Biaggi nutre un canguro prima del Gran Premio australiano del 2005

Canguri sono diventati una minaccia

D’altra parte, il gran numero di canguri costituisce ormai una minaccia per ambiente e agricoltori. Il dipartimento dell’Australia meridionale per l’Ambiente, l’Acqua e le Risorse naturali stima che ci siano 4,7 milioni di esemplari nelle zone usate per i campi agricoli, che coprono la maggior parte del sud rurale del Paese. Un rapporto del dipartimento per la Sostenibilità e Ambiente dello Stato federale di Victoria ha tratteggiato un panorama a tinte fosche con i marsupiali che danneggiano recinzioni, entrano in competizione con il bestiame per cibo e acqua e calpestano le coltivazioni.

Le regole dell'abbattimento selettivo

L’Australia è dotata di una regolamentazione precisa in fatto di abbattimenti selettivi, applicati in maniera ‘sensibile’, sottolineano le autorità. “Usiamo abili cacciatori per assicurarci che gli umani siano uccisi in modo compassionevole”, ha sostenuto Brenton Grear, direttore regionale del dipartimento per l’Ambiente.

Perché in Australia si dovranno uccidere (e mangiare) migliaia di canguri 
Australia box con canguro (foto da Youreporter) 

Assicurazioni che non convincono gli attivisti dell’’Animal Liberation South Australia’ che vi si oppongono e chiedono sistemi non letali per controllare la sovrappopolazione: “So che gli si dovrebbe sparare un colpo alla testa, ma non so se è questo è il caso, in particolare perché molti di questi abbattimenti avvengono di notte, come fanno a sparare alla testa e inoltre cosa succede ai cuccioli che portano nel marsupio o sono ai loro piedi”.

La soluzione "meno peggio"

Un dilemma spinoso, come ha sottolineato Tom Kenyon, deputato per il distretto di Newland, nei sobborghi di Adelaide con una laurea in gestione ambientale. “Alcuni dei miei elettori mi hanno detto che un gran numero di canguri  entrano nelle loro proprietà, e questo è un problema per loro”. Per questo, secondo lui, l’abbattimento selettivo può essere la soluzione “meno peggio”. “Si tratta solo dei canguri o la questione è gestirli per mantenerli nell’ambiente a dei livelli in cui non eliminano gran parte della nostra biodiversità?”.



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