I cambiamenti climatici potrebbero far nascere produttori di vino in zone inattese

Nei paesi scandinavi l'innalzamento delle temperature ha portato aziende a cercare di produrre uva laddove era impensabile fino a un decennio fa. Un'inchiesta del New York Times

cambiamenti climatici vino 
CREDITRONNY HARTMANN / AFP

Uva da vino

Il riscaldamento globale potrebbe cambiare la geografia e la storia dei vini europei. Francia, Spagna e, naturalmente, Italia, nazioni leader nel settore, presto potrebbero doversi mettere da parte e quando ci metteremo a tavola il miglior vino della carta potrebbe provenire addirittura dalla Scandinavia.

Il clima, diventato decisamente più mite, infatti sta favorendo la crescita esponenziale di aziende vinicole in quelle zone dove prima era praticamente impensabile. In Danimarca quindici anni fa esistevano appena due vigneti dedicati alla produzione di vino, oggi sono 90; sono poi 40 in Svezia e una dozzina si stiracchiano fino al nord della Norvegia.

Attenzione, ancora un granello di sabbia rispetto ai 10 milioni di acri di vigneti che esistono nel resto d’Europa e che appartengono ai paesi storicamente impegnati nella produzione di vino, lo conferma anche Hans Münter , capo della Danish Wine Association: “Siamo ancora una goccia nel secchio, in questo momento non abbiamo il volume per valutare se si tratta di un buon affare”, ma i numeri restano incoraggianti e il clima, causa sempre riscaldamento globale, è dalla loro: nei prossimi 50 anni i paesi scandinavi vivranno ad una temperatura molto simile a quella dell’attuale Francia del Nord; secondo Gregory Jones , un climatologo direttore del Centro Evenstad per l'educazione del vino in Oregon, è infatti solo una questione di tempo: “Si nota ultimamente una naturale crescita numerica di pionieri alla ricerca di limiti climatici freddi per la viticoltura e probabilmente vedremo un maggiore sviluppo del business in quelle zone”.

Dalla loro, i produttori scandinavi ci credono: “Stiamo cercando le opportunità nei cambiamenti climatici - ha dichiarato Moesgaard, fondatore di Skaersogaard Vin, al New York Times - Nei prossimi decenni, coltiveremo più vino in Scandinavia, mentre i paesi che hanno dominato tradizionalmente l'industria producono meno".

È vero, il riscaldamento globale se da un lato concede una chance a quelle zone fino a questo momento fuori dal giro, dall’altro crea danni lì dove il vino è parte integrante della cultura di un paese, il caldo torrenziale ha danneggiato diversi vigneti italiani e francesi, i climatologi sospettano che le zone dove ora viene coltivato il vino entro il 2050 saranno troppo calde per proseguire nell’attività.

È per questo che le aziende vinicole, italiane e spagnole soprattutto, stanno cominciando a piazzare i propri vigneti su lati ombreggiati delle montagne o addirittura, è il caso francese, sperimentando uve provenienti dalla Turchia, cresciute in climi più caldi. "Stiamo cercando di definire lo stile nordico del vino", ha dichiarato Tom Christensen, che ha fondato Dyrehoj Vingaard, la più grande azienda vinicola della Danimarca, e aggiunge “Se avessi un vigneto spagnolo lo venderei per investire qui”, d’altra parte nel suo paese freddo Christensen produce 50mila bottiglie, tra vini bianchi e spumanti, di altissima qualità.

Ma anche in questo caso sono i numeri a dire la verità, ancora si parla degli albori di quello che forse un giorno potrebbe diventare un business: se mettiamo insieme Danimarca, Norvegia e Svezia, le entrate annuali complessive di tutte le aziende vinicole operanti nel territorio arrivano ai 14 milioni di euro, la sola Francia incassa 28 miliardi, una distanza ancora siderale.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it