È possibile sapere quanto caldo farà nelle nostre città nei prossimi anni

Il New York Times permette di calcolare a chiunque la temperatura del passato, ma anche del futuro. Ecco cosa abbiamo scoperto 

È possibile sapere quanto caldo farà nelle nostre città nei prossimi anni
Miguel MEDINA / AFP 
 Ondata di caldo a Milano

Il mondo è un luogo sempre più caldo, quello del riscaldamento globale è un problema, probabilmente il problema, che si prova piuttosto vanamente a risolvere da troppi anni. Per esempio nel 2015 quando venne stipulato l’accordo di Parigi, il primo realmente vincolante per i paesi che lo hanno sottoscritto ma i miglioramenti sono stati al pronti via decisamente irrilevanti; eppure i presupposti erano chiari e per nulla positivi: “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta”. Ma nulla.

Oggi, dalle pagine del New York Times si riaccendono i riflettori sul problema con quello che sembra un giochino ma in realtà non lo è per niente. Sul loro sito infatti si propone di segnare la propria città natale e il proprio anno di nascita, la grafica a seguire ci dirà quanti giorni l’anno la temperatura superava i 32 gradi e quanti giorni adesso. Il risultato non fa ridere per niente. Abbiamo provato chiaramente, inserendo Roma come città e il 1960 come data, la prima disponibile. Ai tempi alla capitale spettavano appena 8 giorni in cui il termometro toccava i 32 gradi, ora i giorni sono 30, entro la fine del secolo circa 55. Una crescita esponenziale.


Ma le cattive notizie non sono finite: secondo un'analisi condotta per il New York Times dal Climate Impact Lab, un gruppo di scienziati del clima, economisti e analisti di dati del Rhodium Group, dell'Università di Chicago, della Rutgers University e della University of California, anche se i paesi rispetteranno il suddetto accordo di Parigi, comunque sarà praticamente impossibile evitare questo vertiginoso aumento delle temperature. E non vi illudete, avere molti più giorni di caldo in un anno non coincide solo a più giornate di mare, anzi, i problemi sono enormi e, come tutti i problemi che riguardano il pianeta, a rimetterci per primi sono le persone con meno disponibilità economica.

Giacarta, in Indonesia, potrebbe diventare un forno invivibile dove quei 32 gradi potrebbero rappresentare la media del clima del paese; Nuova Delhi entro la fine del secolo toccherà quei picchi di media sei mesi l’anno; cosa succederà, si chiede sempre il New York Times, allora a Phoenix, una delle città americane più calde ma con un alto tasso di povertà, dove quelle temperature già si raggiungono facilmente (questa estate si sono sfiorati i 46 gradi) e ben il 40% della popolazione, specialmente di colore, non può permettersi l’aria condizionata? Sarà un inferno. Un vero e proprio inferno.

A certe temperature schizzano i pericoli di morte per bambini, anziani e persone con patologie croniche e per i lavoratori esterni la vita diventerà un incubo. "Un fattore molto importante per il modo in cui gli umani sperimentano il calore è quanto sia umido", ha detto Kelly McCusker, scienziata del clima, "Se è anche umido, gli umani non possono evaporare fisiologicamente il sudore con la stessa facilità e non possiamo raffreddare efficacemente il nostro corpo".

"Giornate più calde in tutto il mondo portano conseguenze dirette e pericolose sulle persone e sui sistemi da cui dipendiamo", ha dichiarato Cynthia Rosenzweig, responsabile del Climate Impacts Group presso il NASA Goddard Institute for Space Studies. "Cibo, acqua, energia, trasporti ed ecosistemi saranno influenzati. Gli effetti sulla salute ad alta temperatura colpiscono i più vulnerabili". Per non parlare, ovviamente, dei danni irrecuperabili alla produzione di cibo provocati da siccità e incendi di conseguenza sempre più frequenti. Il riscaldamento del clima è un problema che troppo spesso tendiamo a dribblare consci del fatto probabilmente che quando diventerà inevitabile noi saremo già ampiamente passati a miglior vita, ma le lancette corrono e non potremo far finta di nulla ancora per molto tempo. 



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