Nuovo stop di Westminster a Johnson. E ora che succede?

Dopo la bocciatura del calendario dei lavori proposto dal premier, appare sempre più difficile che la Brexit possa avvenire entro il 31 ottobre. È probabile che Bruxelles conceda un nuovo rinvio, dopo il quale si aprono diverse opzioni, dalle elezioni anticipate a un secondo referendum

brexit rinvio elezioni anticipate

La Camera dei Comuni britannica ha di nuovo fermato la corsa del premier conservatore, Boris Johnson, per l'approvazione dell'accordo di divorzio dalla Ue entro il 31 ottobre. Dopo averlo illuso con il sì che trasforma l'accordo di divorzio dalla Ue in provvedimento di legge (ancora da votare), Westimnster lo ha gelato bocciandogli (322 no e 308 sì) il calendario dei lavori accelerati che dovevano portare all'approvazione in 72 ore delle oltre 100 pagine di norme che sanciranno la Brexit.

Salta la scadenza del 31 ottobre

Johnson non ha potuto altro che arrendersi e "mettere in pausa" la legge sulla Brexit, "in attesa delle decisioni dell'Ue" sulla proroga della scadenza dal 31 ottobre al 31 gennaio. La prima certezza è che ormai sembra impossibile il rispetto della deadline di Halloween per il divorzio del Regno Unito dalla Ue, perché non ci sono i tempi per portare a termine l'iter di approvazione del pacchetto di leggi attuative (il cosiddetto Withdrawal Agreement Bill), che il Parlamento ha posto come precondizione per la ratifica dell'accordo stesso.

Verso una nuova proroga

Cosa succede ora? Il premier è stato costretto, dalla legge (l'ormai famoso Benn Act) a chiedere, contro la sua volontà, una proroga della Brexit alla Ue. L'incognita è sui tempi dell'estensione che i 27 sembrano disposti a concedere a Londra (serve però l'unanimità), per dare più tempo a Westminster di approvare il Withdrawal Agreement Bill. Il presidente della Consiglio europeo, Donald Tusk, è in contatto in queste ore con i leader e la sensazione è che la concessione di una proroga al 31 gennaio non dovrebbe essere negata, anche se la Francia punta a una proroga più breve. Sul tavolo, anche se meno probabile, rimane anche il rifiuto totale di un rinvio, il che comporterebbe l'uscita disordinata del Regno Unito il 31 ottobre.

Opzione voto anticipato

Johnson dovrà accettare l'estensione offerta da Bruxelles o spingere - rischiando di andare contro la legge - per una Brexit no-deal, rifiutando la proroga, ritirando l'accordo e cercando di andare a elezioni anticipate che si terrebbero comunque dopo il 31 ottobre. Non è chiaro, però, se i cittadini saranno chiamati alle urne entro quest'anno o i primi del prossimo.

A ogni modo, per convocare elezioni prima del naturale termine di scadenza della legislatura, il governo ha bisogno della maggioranza di due terzi della Camera dei Comuni e per ora non ci sono i numeri. Johnson potrebbe, però, scegliere di presentare una mini-legge, in cui si specifica la data del voto anticipato, la quale richiederebbe solo una maggioranza semplice per essere approvata. L'ultima e più estrema opzione nelle mani di BoJo è chiedere una voto di fiducia. 

Nel caso i deputati boccino la mozione di fiducia, ci sarà una finestra di 14 giorni di tempo per vedere se il governo in carica o uno alternativo, con un nuovo primo ministro, hanno una maggioranza. In caso non si realizzasse nessuna di queste due alternative, allora sarebbero convocate elezioni anticipate. 

Un nuovo referendum

Un ultimo scenario è quello di un secondo referendum: o uno semplicemente consultivo (come quello del 2016) o uno confermativo e legalmente vincolante per il governo che potrebbe chiedere ai cittadini a scegliere tra un determinato accordo di Brexit o il rimanere nella Ue. Secondo gli esperti, ci vorrebbero 22 settimane per organizzare un referendum soprattutto se ci saranno più di due domande.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it