Dai 'Leave' calcio alla Premier, cosa perde lo sport inglese 

Dai 'Leave' calcio alla Premier, cosa perde lo sport inglese 
Dimitri Payet, Francia (apt) 
Londra - Le conseguenze della Brexit si sentiranno anche nello sport britannico, a partire dal calcio con la ricchissima Premier League in cui solo il 32% dei calciatori sono inglesi. Oggi chiunque abbia un passsaporto Ue è libero di giocare nei principali campionati di Inghilterra e Scozia, ma una volta formalizzata l'uscita di Londra dall'Unione anche per i giocatori provenienti dall'Ue si applicheranno i rigidi parametri introdotti dalla riforma della Football Association del marzo 2015 che richiedono che il calciatore abbia disputato tra il 30% e il 75% di partite nella nazionale del proprio Paese (la percentuale varia in base al ranking Fifa). In teoria campioni come Payet, Kante e Martial non potrebbero più giocare con West Ham, Leicester e Manchester United perché non erano in nazionale quando hanno firmato per i rispettivi club. Probabile comunque che le regole sianoammorbidite nell'ambito della trattativa con l'Ue per mantenere l'accesso al mercato unico, ma a rischio di mancato rinnovo del permesso di lavoro ci sono 332 calciatori stranieri che non sarebbe facile rimpiazzare per i club inglesi e scozzesi, tanto più ora che la sterlina si è molto indebolita. Nella sola Premier League si parla di 100 giocatori che potrebbero saltare, con Aston Villa, Newcastle e Watford che ne perderebbero 11 ciascuno. 
Per quanto riguarda i giovani, i club inglesi corrono il pericolo di non poter più trattare i minori di età compresa tra i 16 e i 18 anni all'interno dell'Ue o dello Spazio economico europeo. 
Un problema minore per dimensioni riguarda l'esigua pattuglia dei giocatori britannici che militano negli altri campionati europei. Gente come Gareth Bale andrà a occupare una casella di extra-comunitario nel club di appartenenza. 
I club della Premier potranno invece continuare a ingaggiare gli svincolati perchè la "Legge Bosman" è inserita nel regolamento Fifa e non in quello Uefa. 
A rischio ci sono anche 70 giocatori extra-comunitari di cricket che militano in squadre di Inghilterra e Galles grazie alla sentenza Kolpak, una sorta di sentenza Bosman degli altri sport. Diventerà molto più difficile anche tesserare giocatori di Paesi Ue nei club professionistici di rugby, anche per la difficoltà di ottenere il permesso di lavoro. Senza contare il limite di utilizzo: nei match di Premiership, Pro12 e nelle due maggiori coppe europee il limite è di 2 giocatori stranieri (ad eccezione dei “Kolpak players” che non sono considerati stranieri). (AGI)