Il candidato alle presidenziali Usa che vuole il reddito universale di base

Andrew Yang correrà alle primarie dei Democratici e sta finanziando un progetto pilota con i suoi stessi soldi. "L'automazione cancellerà milioni di posti di lavoro"

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L'esposizione mediatica di stelle nascenti dei Democratici Usa come Beto O' Rourke e Alexandria Ocasio-Cortez è segnale di uno spostamento a sinistra della base dell'Asinello, con l'obiettivo di battere Trump sul suo stesso terreno e lasciarsi alle spalle il fallimento di Hillary Clinton, che fu percepita come portabandiera delle élite.

Finora la proposta più radicale è però quella arrivata da un candidato finora rimasto nell'ombra, Andrew Yang, 43 anni, un imprenditore di origini taiwanesi che correrà per le primarie sulla base di un programma la cui architrave è un reddito universale di base di mille dollari al mese per tutti i cittadini dai 18 a i 64 anni. Garantito e incondizionato.

Milioni di posti di lavoro a rischio

Si tratta di uno strumento molto diverso dal reddito di cittadinanza del M5s, che è in sostanza un sussidio di disoccupazione diretto a una platea molto vasta. A teorizzarlo sono soprattutto gli "apocalittici" della Silicon Valley, come Bill Gates ed Elon Musk, i quali ritengono che l'automazione distruggerà molti più posti di lavoro di quanti ne creerà. A far loro da contraltare ci sono gli "integrati" che ricordano come ogni rivoluzione tecnologica abbia creato più occupazione di quanta ne abbia cancellata, un punto di vista corroborato da studi come quello pubblicato di recente dal World Economic Forum. Questa volta però non andrà così, controbatte - tra gli altri - anche Yang, secondo il quale, leggiamo sul sito della sua campagna, "le nuove tecnologie - robot, software, intelligenza artificiale - hanno già distrutto 4 milioni di posti di lavoro negli Usa e, nei prossimi 5 o 10 anni, ne distruggeranno altri milioni".

"Temo per il futuro dell'America"

"Sto correndo per la presidenza perché temo per il futuro del mio Paese", spiega Yang, "un terzo degli americani rischiano uno stato permanente di disoccupazione". "Non sono un politico di carriera, sono un imprenditore che comprende l'economia e mi è chiaro, come ad altri dei migliori datori di lavoro della nazione, che abbiamo bisogno di un mutamento senza precedenti e dobbiamo attuarlo ora", prosegue, "ma l'establishment non vuole intraprendere i necessari, coraggiosi passi". Ma chi finanzierà il reddito universale di base? "Una nuova tassa sulle aziende che più beneficeranno dell'automazione", è la risposta. In due parole: robot tax. C'è già una proposta precisa: un'imposta sul valore aggiunto del 10% sui beni prodotti dalle società sottoposte a una tassazione che, secondo Yang, potrebbe garantire entrate tra i 500 e i 1.000 miliardi di dollari all'anno.

Ci sono molti dubbi sul reddito universale di base, in particolare sul disincentivo al lavoro che esso può comportare, spingendo all'inattività anche chi non si ritroverebbe tagliato fuori dalla rivoluzione delle macchine. I risultati di esperimenti, come quello avvenuto in Finlandia, hanno aumentato queste perplessità. Ma Yang vuole dimostrare il contrario, finanziando un progetto pilota con i suoi stessi soldi. A beneficiarne la famiglia Fassi, del New Hampshire, selezionata tra decine di candidate. Madre e padre quasi cinquantenni e figlia ventenne. Il primo assegno è stato consegnato loro da Yang a una festa di Capodanno a New York, ha spiegato l'imprenditore alla Cnbc

La campagna di Yang (che sta avendo un sostegno decisamente "dal basso": la donazione media dichiarata è 11 dollari ma la somma raccolta si attesterebbe comunque sulle centinaia di migliaia di dollari) ha scelto la famiglia Fassi perché "nella loro storia è così facile identificarsi". Il capofamiglia, Charles, aveva perso il lavoro mentre la figlia stava per iniziare il college, ed era stato costretto a vendere casa e auto per consentirle di proseguire gli studi. L'uomo è poi riuscito a trovare un'altra occupazione, ma con una paga inferiore a quella a cui era abituato. "Milioni di americani vedranno la loro famiglia nei Fassi", dice Yang, "quello che stiamo facendo per i Fassi possiamo farlo per ogni famiglia nel Paese". Ma come far digerire una misura simile a una nazione dove in molti considerano già la copertura sanitaria per tutti come socialismo reale? Le parole contano: Yang chiama il reddito universale di base "freedom dividend". Perché la verà libertà è prima di tutto quella dal bisogno, sembra suggerire. 

@cicciorusso_agi

 

 

 



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