Zhao e la vendetta postuma sul massacro di Tienanmen

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La nomenklatura pensava di averlo sepolto per sempre insieme alle sue memorie in una gelida mattina d'inverno del 2005. E invece, a pochi giorni dal ventesimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen, il fantasma di Zhao Ziyang, il segretario del partito comunista cinese brutalmente silurato da Deng Xiaoping per essersi opposto alla soluzione di forza contro il movimento studentesco il 4 giugno del 1989, torna a scuotere le coscienze della leadership cinese.
Prigioniero dello Stato è il titolo del libro, già in vendita a Hong Kong, che sarà pubblicato alla fine del mese dall'editrice americana Simon & Schuster. Il volume raccoglie la sbobinatura di trenta nastri magnetici, registrati in gran segreto dallo stesso Zhao durante i 16 anni trascorsi agli arresti domiciliari, e poi fatti uscire clandestinamente dalla Cina. Negli ultimi giorni, la stampa statunitense ha fornito alcune anticipazioni del memoriale consegnato a un registratore da uno dei leader comunisti più amati e stimati ancora oggi dal popolo cinese.
Democratico, idealista, riformista convinto. L'anziano timoniere che guidò il Partito e la Cina per soli 20 mesi - dal novembre 1987 fino alla carneficina del giugno 1989 - fu un personaggio scomodo per il regime. Probabilmente, per il ruolo che ricoprì in una fase tanto delicata nella storia contemporanea cinese, il più scomodo tra i numerosi dissidenti vissuti nell'epoca post-maoista. È normale, quindi, che dalle sue memorie postume emerga una verità scomoda sulla feroce repressione del movimento studentesco. E anche una lettura originale e inedita della politica nel dopo Tienanmen.
«La notte del 3 giugno, mentre mi trovavo in cortile con la mia famiglia, udii una sparatoria. Una tragedia capace di sconvolgere il mondo non era stata evitata», racconta Zhao ricordando quell'alba di sangue di vent'anni fa.
L'ex numero uno del partito comunista cinese respinge la versione ufficiale del governo, secondo cui la protesta studentesca rientrava in un piano sovversivo di più ampia portata destinato a destabilizzare il paese. «Ho spiegato più volte che la maggioranza dei manifestanti ci chiedeva solo di correggere i nostri difetti, non di rovesciare il nostro sistema politico - osserva Zhao - ma non fui ascoltato. Così mi dissi che, qualunque cosa fosse accaduta, mi sarei rifiutato di passare alla storia come il segretario generale del Partito che mobilitò l'esercito per reprimere gli studenti».
Lui con quegli studenti ci aveva parlato. Era il 20 maggio del 1989. Il presidente Deng, sostenuto a larghissima maggioranza dai vertici del partito, era ormai convinto di usare le maniere forti. Zhao tentò di giocare la sua ultima carta per scongiurare l'imminente bagno di sangue. Si fece coraggio, e scese tra i manifestanti che da due mesi occupavano il cuore di Pechino per convincerli a interrompere la protesta.
Ma l'estremo tentativo di trovare una soluzione pacifica alla crisi fallì. Zhao fu destituito e arrestato con l'accusa di aver diviso il partito con la sua ferma opposizione alla decisione di Deng di imporre la legge marziale e mobilitare l'esercito. Pochi giorni dopo i carri armati scesero per le strade e sgombrarono a cannonate Piazza Tienanmen. Quella carneficina di giovani aprì a Zhao una prospettiva diversa per il futuro della Cina. «Il sistema parlamentare occidentale - afferma l'ex Segretario del Pcc nelle sue memorie - è il migliore. Ecco perché la Cina dovrebbe trasformarsi gradualmente, tramite una serie di riforme che introducano il multipartitismo e la libertà di stampa, in una democrazia parlamentare».
ganawar@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SILURATO DAL PARTITO



Chi è
Zhao Ziyang (sopra) aveva 60 anni ed era segretario del Partito comunista cinese quando fu arrestato per il tentativo di impedire la repressione della protesta studentesca in piazza Tienanmen, il 4 giugno 1989. Il 20 maggio Zhao era sceso tra i manifestanti per convincerli a interrompere le proteste e lo sciopero della fame
Le cassette
Durante i 16 anni che ha trascorso agli arresti domiciliari, dal 1989 fino alla morte nel 2005, Zhao Ziyang ha registrato 30 nastri di un'ora ciascuno in cui rievoca le vicende dell'89. Alcuni collaboratori li hanno fatti uscire clandestinamente dalla Cina e la casa editrice americana Simon & Schuster ne è venuta in possesso
Il libro
Si chiama «Prigioniero dello Stato: il diario segreto del primo ministro Zhao Ziyang» il libro (sotto) che raccoglie i contenuti dei nastri di Zhao. È già in vendita a Hong Kong, alla fine del mese uscirà in America

15/05/2009