Yuan forte nel cambio effettivo

La saggezza convenzionale vede la moneta cinese impegnata in una diuturna lotta per mantenersi competitiva. Con un enorme surplus commerciale lo yuan dovrebbe tendere a rivalutarsi, ma i controlli di capitale tengono il cambio sotto controllo e questo protezionismo valutario è regolarmente condannato dagli altri Paesi, che amerebbero vedere uno yuan ben più forte e meno minaccioso per i loro produttori.Le cifre, tuttavia, non confermano questo atteggiamento lamentoso. Nel 2005 la Cina ha in pratica abbandonato il protezionismo valutario, introducendo una sia pur limitata liberalizzazione nella gestione del cambio, che perse l'aggancio fisso al dollaro (a 8,28). Da allora il cambio col dollaro è andato sia pur lentamente rivalutandosi, stabilizzandosi poi negli ultimi mesi intorno a 6.85. Gli occhi degli operatori sono di solito puntati sul cambio dello yuan con la moneta americana o al massimo con l'euro, e questa visuale limitata impedisce di accorgersi di quel che sta succedendo alla politica cinese del cambio. La Cina non commercia solo con Stati Uniti ed Europa; in effetti, i segmenti a maggior rapidità di crescita dell'interscambio cinese sono con altri Paesi asiatici, ma non solo: anche africani e sudamericani. Per guardare all'evoluzione dello yuan bisogna considerare tutte le monete, ponderandole secondo il loro peso negli scambi con la Cina. Questo indice di "cambio effettivo" può esser reso ancora più significativo correggendolo per i diversi tassi di inflazione nazionali. Si ottiene così un "cambio effettivo reale", che è l'indicatore principe della competitività-prezzo di un Paese.
Ebbene, l'indicatore dice (vedi tabella) che da quando lo yuan ha abbandonato il tasso fisso col dollaro si è rivalutato di molto: di circa il 24% come tasso effettivo nominale e del 26% come tasso effettivo reale. Alcuni vorrebbero di più. Ma la direzione è quella giusta.
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23/05/2009