YUAN E RISERVE TURBANO WASHINGTON

YUAN E RISERVE  TURBANO WASHINGTON
Pechino, 16 ott. - Gli Stati Uniti inaspriscono la loro posizione sullo yuan, ma evitano accuratamente di accusare la Cina di manipolazione di valuta. Il rapporto bimestrale con cui il Tesoro americano riferisce al Congresso sui tassi di cambio - pur riconoscendo l'importanza di Pechino nella stabilizzazione dell'economia mondiale - sostiene che le recenti manovre del Dragone per continuare ad accumulare valuta estera "rischiano di vanificare alcuni dei tentativi per ridurre gli sbilanci tra le varie nazioni". La valuta cinese, lo yuan-renminbi, è una moneta non convertibile che dal 2005 si è sganciata dal dollaro per ancorarsi a un paniere di divise internazionali; la sua banda di fluttuazione, in pratica, è abbastanza rigida, fattore che permette una certa sottovalutazione rispetto al valore reale. Ma se, da un lato, Washington e Bruxelles sostengono da tempo che un apprezzamento dello yuan sia necessario per non offrire un vantaggio sleale alle esportazioni cinesi, dall'altro Pechino continua a opporsi ad una eventualità del genere, che potrebbe tradursi in una destabilizzazione della crescita e dell'economia interna. Secondo il Tesoro USA l'effettivo tasso di cambio dello yuan ha riscontrato un apprezzamento del 13.3% in nove mesi fino al febbraio di quest'anno, ma da allora è tornato a scendere fino al  -6.9% registrato alla fine di agosto, mentre le riserve di valuta estera custodite da Pechino continuavano ad aumentare, segnando un nuovo record a settembre 2009 per un totale 2273 miliardi di dollari, di cui due terzi si ritengono comunemente costituiti proprio in valuta USA.  "Sia la rigidità dello yuan che la nuova accelerazione nell'accumulo di valuta estera costituiscono delle serie preoccupazioni - dice Washington - che dovrebbero essere corrette per garantire un'economia globale più bilanciata, in linea con gli indirizzi maturati in seno al G20. Per tali ragioni, riteniamo che lo yuan sia ancora una moneta sottostimata". Al contrario di quanto dichiarato qualche mese fa dal segretario del Tesoro americano Timothy Geithner –che aveva poi ritrattato di fronte al Congresso- il rapporto non si spinge fino ad accusare il Dragone di manipolazione della valuta, accusa che potrebbe condurre a delle sanzioni contro la Cina e al gelo delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, proprio in vista della visita di Barack Obama a Pechino, nel novembre prossimo.