Xi, il politico amico di tutti

Nel 2002, quando un giornalista gli chiese se pensava di avere qualche chance di diventare nel giro di una decina d'anni il prossimo leader della Cina, Xi Jinping parve intimorito e, con la fronte quasi imperlata di sudore, rispose: «Sta cercando di spaventarmi?».
Avrebbe fatto bene ad abituarsi all'idea, invece. Dopo essere stato nominato questa settimana responsabile dell'organo che sovrintende l'esercito cinese, Xi è oggi il candidato per così dire ufficiale destinato a diventare il prossimo leader cinese del suo paese. Nel 2012, dopo alcuni incontri segreti al vertice che si svolgeranno durante un congresso particolare, la leadership del partito comunista cinese salirà sul palco della Grande Sala del Popolo a Pechino in ordine di importanza. La vera sorpresa, ormai, arriverebbe se Xi non dovesse essere il primo della fila. La sua promozione è la fase conclusiva del lungo processo di perfezionamento grazie al quale Xi è stato preparato per ricoprire la massima carica cinese.
Alto oltre un metro e ottanta, con modi schietti e a uno stesso tempo gioviali, il corpulento Xi è quanto di più vicino possa esistere in Cina al vero aristocratico. Suo padre Xi Zhongxun fu un eroe rivoluzionario durante la guerra civile e in seguito, come governatore della provincia del Guandong all'inizio degli anni Ottanta, fu uno dei cervelli dai quali ebbe origine l'esplosiva crescita di Shenzhen, la città meridionale che spalancò la strada alle prime riforme economiche.
Quantunque sia nato nell'élite del partito, l'ascesa di Xi alla vera popolarità è stata tutt'altro che liscia. Nella sua infanzia, suo padre fu torturato e condannato agli arresti domiciliari per dieci anni durante la Rivoluzione Culturale. In un'intervista rilasciata all'inizio degli anni Novanta, Xi ammise di essere stato più volte rinchiuso in casa lui stesso sotto il vigile occhio delle Guardie Rosse. A sedici anni fu mandato a lavorare in una comune agricola rurale, nella provincia nord-occidentale di Shaanxi. In ogni caso, sopravvisse a quell'esperienza, arrivando a vincere con la sua corpulenta stazza alcuni match di wrestling contro i contadini locali.
Col tempo Xi è riuscito a riguadagnarsi il favore del partito e ha potuto così studiare ingegneria alla facoltà dell'Università di Tringhua, frequentata dall'élite di Pechino. A differenza però di molti altri suoi compagni "principini", figli dell'élite che aveva fondato il partito comunista, Xi ha voltato le spalle a una vita da re nella capitale e come primo incarico ha chiesto di essere assegnato a una regione rurale. Nel 1982 in una zona della provincia settentrionale di Hebei, Xi dimostrò la sua particolare abilità nel sapersi conquistare le amicizie, nell'esercitare pressioni per la creazione di un parco giochi locale a tema basato sulla fiaba cinese "Viaggio in Occidente", noto anche come la leggenda del re scimmiotto. Il parco si è rivelato un tale incentivo per l'economia locale che Xi si è guadagnato sul campo il soprannome di "dio della ricchezza". Da lì Xi si trasferì poi nella provincia del Fujian sulla costa sud-orientale, dove pian piano divenne governatore e si guadagnò la fama di pragmatico applicatore delle riforme di mercato. Le voci messe in giro - secondo le quali mangiava nella mensa dei dipendenti e si lavava da solo i propri vestiti - non fecero che accrescere la sua fama di uomo del popolo.
Le sue conoscenze famigliari hanno contribuito sicuramente a fargli fare carriera in momenti particolarmente cruciali, ma essere un principino è stato anche un inconveniente. Con l'aggravarsi delle sperequazioni sociali, è emerso un diffuso risentimento nei confronti dei vantaggi di cui godono i figli della vecchia élite del partito. Anche questo può aver avuto alcune conseguenze politiche: nel 1997 Xi perse per pochi voti la possibilità di entrare a far parte del potente comitato centrale del partito.
Al termine della sua venticinquennale odissea nelle varie province, Xi ha lavorato pressoché a tutti livelli governativi possibili in Cina, nei villaggi, nelle contee, nelle città e nelle province. Ha anche trovato il tempo di sposare una donna famosa, Peng Liyuan, popolare cantante di canzoni folk, a capo del coro e del corpo di ballo dell'esercito di liberazione popolare. Solo adesso la sua popolarità sta iniziando a superare quella della moglie!
A garantire a Xi un'ascesa ininterrotta - specialmente se si tiene conto che non è stato la prima scelta del presidente Hu per la successione - è stata la sua capacità di tenere a bada le inimicizie. Negli ultimi anni la politica cinese si è caratterizzata per la presenza di due gruppi principali di influenza, in aperta rivalità tra loro: la "gang di Shanghai", che ha legami con l'ex presidente Jiang Zemin, e gli alleati di Hu, molti dei quali sono cresciuti nelle fila giovanili del partito. Secondo parecchi analisti, Xi ha avuto la meglio sul candidato preferito da Hu perché è risultato gradito a entrambi gli schieramenti.
La riforma politica potrebbe costituire il momento più critico del suo cammino verso la successione. Nelle ultime settimane sono emersi i primi segnali di una spaccatura nella leadership cinese a questo proposito, soprattutto dopo che Wen ha fatto una serie di ardite dichiarazioni sulle riforme, alcune delle quali sono state censurare dai media locali. Eppure, mentre il padre di Xi faceva parte di un gruppo di alti funzionari messi a tacere dopo i fatti di Tienanmen perché favorevoli alle riforme, Xi finora ha detto ben poco in relazione a maggiori aperture nel sistema politico. Nondimeno, anche se la posizione di Xi appare sicura, vi sono pochi precedenti sui quali fare affidamento. La Cina dal 1949 è riuscita a vivere un unico avvicendamento di leadership senza guai, quando Hu è salito al potere nel 2002. Per adesso, quindi, pare che Xi possa ricalcarne le orme, ma mancano ancora molte battaglie politiche prima che tra due anni il probabile nuovo leader cinese faccia per primo il suo ingresso sul palcoscenico più importante della sua nazione.
Traduzione di Anna Bissanti
© The Financial Times Limited 2010

26/10/2010