WEN, PECHINO PUNTA SU "ESERCITO POTENTE"

WEN, PECHINO PUNTA  SU "ESERCITO POTENTE"

Pechino, 05 mar. - Il premier cinese Wen Jiabao ha promesso che la Cina continuerà a costruire un "potente" esercito. L'annuncio arriva il giorno dopo quello in cui Pechino ha fatto sapere che la spesa militare cinese salirà a 601,1 miliardi di yuan (pari a 65,7 miliardi di euro) nel 2011, con una crescita del 12,7% rispetto all'anno precedente (un ritorno, dunque, alla crescita a doppia cifra per i fondi alla difesa, che nel 2010 erano cresciuti del 7,5%, con un significativo rallentamento rispetto ai trend degli anni precedenti).

 

"Rafforzare la difesa nazionale e la costruzione di un esercito popolare potente sono importanti garanzie per la salvaguardia della sovranita' nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo", ha detto Wen, aprendo i lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo. "Porteremo avanti con energia, anche se con prudenza, la riforma della difesa nazionale e dell'esercito". Nel corso degli ultimi tre decenni, la Cina ha via via sempre più migliorato le capacità dell'Esercito di Liberazione del Popolo, con lo sviluppo di armi sempre più sofisticate (per esempio, il primo jet da combattimento stealth, rivelato a gennaio); una campagna che ha allarmato gli Usa, il Giappone e gli altri Paesi nella regione che temono un piu marcato proiettamento di Pechino nella sua influenza d'oltremare.

 

 

Roma, 4 mar.- Tornano a viaggiare su due cifre gli investimenti nella difesa della seconda potenza economica al mondo. Nel 2011 il budget destinato a coprire le spese militari della Cina salirà del 12,7% rispetto allo scorso anno quando gli investimenti erano aumentati solo del 7,5%. Il portafoglio militare passerà così da 532,1 a 601,1 miliardi di yuan (oltre 60 miliardi di euro). La notizia è stata resa nota dal portavoce parlamentare cinese Li Zhaoxing alla vigilia dell'apertura dell'Assemblea Nazionale del Popolo (questo articolo), uno degli appuntamenti più importanti dell'agenda politica del Dragone nel corso del quale verranno illustrate le linee guida della politica cinese e gli investimenti previsti dal Dodicesimo Piano Quinquennale (2011-2015). Ma da parte del governo – assicura Li - nessuna intenzione bellica per i prossimi cinque anni: i fondi saranno destinati alla retribuzione dei 2,3 milioni di militari arruolati nell'Esercito di liberazione popolare e ad aggiornamenti tecnologici. Si tratta di un investimento che ha il "solo scopo difensivo" e che "non pone alcuna minaccia agli altri Paesi", continua il portavoce parlamentare che ha sottolineato come il budget militare costituisca solo il 6% del PIL: "Una spesa relativamente bassa per gli standard mondiali". Disaccordo sulle cifre da parte di alcuni analisti. Secondo Willy Wo-Lap Lam dell'università di Hong Kong i fondi per la difesa militare dichiarati equivalgono alla metà, o addirittura a un terzo, di quelli effettivi.

 

Intanto, nonostante tutte le rassicurazioni sulle intenzioni pacifiche di Pechino, il fiume di yuan che affluirà alle casse dell'Esercito cinese sembra destinato ad accrescere i timori dei vicini di casa del Dragone che da tempo guardano con sospetto le manovre cinesi nell'Oceano Pacifico. Proprio negli ultimi giorni la Cina è stata protagonista di una nuova disputa dopo quella che si è svolta nel Mar Cinese Orientale dove qualche mese fa la vicenda dell'arresto del capitano di un peschereccio cinese aveva compromesso i rapporti tra Pechino e Tokyo (questo articolo) Cambia 'l'avversario' (questa volta al posto del Giappone ci sono le Filippine), cambia la regione (Mar Cinese Meridionale), cambia l'oggetto della contesa (le isole Spratly), ma la trama sembra ripetersi, seppur con qualche differenza.

 

Mercoledì alcuni guardacoste cinesi hanno "disturbato" un'imbarcazione filippina per l'esplorazione di petrolio che stava operando nelle acque contese delle isole Spratly (Nansha per i cinesi). Secondo quanto riferito dall'esercito di Manila, i guardacoste si sono avvicinati all'imbarcazione ordinando all'equipaggio di lasciare la zona. Tentativo non riuscito a seguito dell'entrata in scena di un aereo filippino inviato a sorvolare il luogo dell'incidente e monitorare la zona. Nessun commento sulla vicenda da parte di Pechino che ha risposto con il silenzio all'esplicita richiesta di spiegazioni riguardo l'accaduto avanzata dal governo delle Filippine. Nel frattempo il portavoce dell'ambasciata cinese a Manila Sun Yi ha sottolineato, pur senza commentare direttamente l'accaduto, che "storicamente la Cina esercita la sua sovranità sulle isole Nansha e sulle acque adiacenti". Ma non sono il Dragone e le Filippine a rivendicare il controllo di questo arcipelago composto da una trentina di isolotti e una quarantina di piccoli atolli: le Spratly, ricche di petrolio e altre risorse energetiche, sono contese – parzialmente o interamente – anche da Brunei, Malesia, Taiwan e Vietnam. Proprio quest'ultimo negli ultimi giorni ha sporto reclamo contro la Cina a causa di alcune manovre navali che Pechino ha condotto lo scorso mese sempre al largo delle Spratly; secondo il governo di Hanoi tali manovre "hanno violato la sovranità vietnamita sull'arcipelago Truong Sa/Spartly. Un'accusa, questa, che Hanoi ha avanzato numerose volte dal 2009 ad oggi a seguito di episodi simili avvenuti nelle acque del Truong Sa e in quelle dell'arcipelago Paracel conteso da Taiwan, Cina e Vietnam. 

 

di Sonia Montrella

 

©Riproduzione riservata