WEN IN EUROPA: ECONOMIA DI MERCATO E BRIVIDI YUAN

Pechino, 6 ott.- Mentre la partita sulla rivalutazione dello yuan si fa sempre più complessa, la Germania si impegna per il riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato nel giro di sei anni: il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha incontrato ieri il premier cinese Wen Jiabao a Palazzo Meseberg, nei pressi di Berlino, a margine del summit ASEM (Asia Europe Meeting) che si era aperto lunedì scorso a Bruxelles. "La Germania lavorerà in seno all'Unione europea per fare ottenere alla Cina i benefici connessi al riconoscimento dello status di economia di mercato entro il 2016, - si legge nel comunicato diffuso al termine dell'incontro- e la Cina ha acconsentito a intrattenere un negoziato con l'Unione europea sulla questione, riconoscendo di dover ancora soddisfare alcuni requisiti richiesti dalla Ue". In media, ogni paese europeo ricava dall'export circa il 55% del proprio PIL  contro il modesto 11% degli USA, e le esportazioni Ue verso la Cina stanno crescendo a un tasso annuo del 49%: a luglio gli scambi commerciali Pechino-Bruxelles avevano raggiunto quota 306 miliardi di dollari contro i 243 miliardi di quelli Pechino-Washington, senza totalizzare l'enorme surplus commerciale accumulato dagli Stati Uniti nei confronti del Dragone.

 

 

Merito sicuramente di un euro debole, che nell'ultimo anno ha perso circa il 10% del proprio valore sullo yuan, ma anche della crescente domanda cinese di prodotti di alta qualità, dal settore meccanico ai beni di lusso, che la Vecchia Europa - Germania in testa - è più che felice di esportare oltre la Grande Muraglia. Vedersi riconoscere lo status di economia di mercato dall'Unione europea renderebbe la Cina meno vulnerabile alle procedure anti-dumping secondo le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, ma la complessa partita internazionale che si sta  giocando intorno alla rivalutazione dello yuan-renminbi non lascia indifferente neanche l'Europa. In un incontro con la "troika economica europea"- il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, quello di BCE Jean- Claude Trichet, e il commissario Ue agli affari monetari Olli Rehn- , Wen Jiabao ha chiesto ieri a Bruxelles di trattare la questione yuan in maniera "oggettiva e leale". I tre avevano esercitato maggiori pressioni sul premier cinese per una più rapida rivalutazione dello yuan, al fine di "sanare gli squilibri che ancora persistono nell'economia mondiale": la moneta cinese è infatti da tempo nel mirino di Bruxelles e Washington, che accusano Pechino di mantenerla artificialmente al di sotto del suo valore reale per garantire ai commerci cinesi un vantaggio sleale con l'estero.

 

 

Dopo un ancoraggio di fatto al dollaro iniziato nel luglio 2008, mentre la crisi globale emergeva in tutta la sua gravità, nel giugno scorso la Banca centrale cinese ha acconsentito a un graduale aumento della banda di oscillazione del tasso di cambio dello yuan, ma la manovra ha portato solo ad un apprezzamento del 2% sul biglietto verde; decisamente troppo poco per chi –come molti rappresentanti del Congresso USA- ritiene che in realtà lo yuan venga scambiato tra il 25% e il 40% in meno rispetto al suo reale valore. Proprio la Camera dei Rappresentanti ha approvato nelle scorse settimane una norma che -se controfirmata dal Senato e dal Presidente- permetterebbe all'America di applicare dazi e tariffe sull'import di beni cinesi. Wen Jiabao, da parte sua, ha riaffermato recentemente sia a New York che a Bruxelles che qualsiasi repentino apprezzamento dello yuan avrebbe ripercussioni incalcolabili sull'economia cinese. "Siamo nel mezzo di una guerra valutaria", aveva dichiarato senza mezzi termini la settimana scorsa il ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega. E se lo stesso Brasile, come il Giappone, è recentemente intervenuto sui propri tassi di cambio, della questione si discuterà presto al prossimo G20 di Seul, in novembre. Ma che una presidenza europea- con al timone Nicolas Sarkozy- riesca davvero a frapporsi tra USA e Cina è ancora tutto da vedere.

 

di Antonio Talia

 

 

© Riproduzione riservata