WEN: "ECONOMIA FORTE, MA RESTANO I RISCHI"

Pechino, 14 sett.- Equilibrio, coordinazione e sostenibilità dello sviluppo economico: questo è ciò di cui la Cina ha più bisogno in questo momento. A sostenerlo è il premier cinese Wen Jiabao che con il suo discorso di apertura ha dato il via alla tre giorni del forum economico"Summer Davos" in corso a Tianjin. "Le politiche adottate dal governo avrebbero dovuto essere più flessibili e orientate" ha affermato il premier, che non ha nascosto le sue preoccupazioni riguardo i pericoli innescati dal carico di debiti relativo ai veicoli finanziari dei governi locali, le cosiddette "Local Investment Companies". A questo proposito, Wen ha assicurato di voler intensificare la stretta sui prestiti: "Non si tratta di un problema recente- ha spiegato- ma negli ultimi mesi i rischi reali sono aumentati".

 

La storia delle Local Investment Companies inizia allo scoppio della crisi finanziaria globale,quando le amministrazioni locali si sono trovate nella necessità di raccogliere fondi per onorare i loro impegni sul pacchetto di stimoli straordinari all'economia lanciato dal governo centrale: si tratta di agenzie semipubbliche i cui rappresentanti sono quasi sempre gli stessi funzionari che guidano l'ente locale. Una volta costituita la propria LIC, il governo locale emette dei bond o si presenta alle banche fornendo come garanzia il più importante asset in suo possesso: la terra, che, notoriamente, in Cina è proprietà dello Stato. Anche se nell'ultimo periodo il National Audit Office, i revisori dei conti, ha lanciato ispezioni a tappeto per constatare l'effettiva entità dei debiti contratti con questo sistema dalle amministrazioni locali e le banche hanno ricevuto ordine di limitare i prestiti alle LIC, al momento nessuno e in grado di affermare con certezza quanti fondi siano stati ottenuti con tali veicoli finanziari: la linea ufficiale è che, alla fine dell'anno scorso, ammontassero a 7.4mila miliardi di yuan ; il ministero delle finanze sosteneva si fosse giunti a quota 4mila miliardi già alla fine del 2008, ma secondo alcuni studiosi indipendenti come il professor Victor Shih, economista specializzato in questioni cinesi della Northwestern University dell'Illinois, il debito attuale delle amministrazioni locali cinesi ammonta a 11428 miliardi di yuan, che diventeranno 12767 miliardi per la fine del 2011.

 

 

Il premier si è mostrato comunque fiducioso: "Abbiamo formulato una serie di misure volte a  rafforzare e migliorare il regolamento della piattaforma finanziaria", ha detto, assicurando che  l'adeguatezza patrimoniale e i crediti non-esigibili delle banche statali navigano"in acque tranquille". E se è vero che il Dragone ha trainato la ripresa economica mondiale, è Wen stesso ad ammettere che i rischi per i Paesi asiatici permangono;  tuttavia il quadro economico emerso durante il forum è positivo ed è lo stesso primo ministro a ritenersi soddisfatto: "La Cina è stata il motore della ripresa economica. Il pacchetto stimoli varato dal governo si è rivelato puntuale, fruttuoso e adatto alla realtà cinese". Una misura che ha permesso al Paese di registrare una crescita a due cifre già negli ultimi mesi del 2009, quando il Dragone ha chiuso l'anno con un +10,7%. Nonostante le misure adottate da Pechino per evitare un surriscaldamento che nel secondo trimestre del 2010 hanno prodotto un effettivo rallentamento (10,3% contro l'11,9% del primo trimestre), l'economia sembra inarrestabile, tanto che nel secondo trimestre la Cina ha rubato al Giappone il titolo di  seconda potenza economica al mondo che deteneva da più di 40 anni.

E, sottolinea Wen, i vantaggi non riguardano solo il Paese: "La crescita della Cina ha creato più domanda per i Paesi asiatici limitrofi e per le economie più sviluppate, fornendo maggiori opportunità anche alle multinazionali straniere".

 

 

 

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