WASHINGTON MANDA UN SINO-AMERICANO A PECHINO

WASHINGTON MANDA UN  SINO-AMERICANO A PECHINO
Pechino, 18 mar. - Jon Huntsman Jr., attuale ambasciatore americano a Pechino in carica dal 2009, ha annunciato un mese fa le proprie dimissioni, decisione che per molti analisti americani dovrebbe essere il trampolino di lancio per le prossime presidenziali USA del 2012, sponda repubblicana. Ex governatore dello Utah, apostolo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell'Ultimo Giorno e missionario a Taiwan nel 1987, il 30 aprile lascerà un'eredità di tutto rispetto all'ambasciata americana in Cina. Nel suo mandato di due anni, ha saputo guidare la diplomazia americana nel mezzo di tensioni e turbolenze, tra aperture a blogger cinesi e opere di mediazione a ridosso del caso Google (questo articolo).

 

Purtroppo la recente passerella a Wangfujing proprio la prima domenica della non-protesta dei gelsomini – giubbotto dell'Airforce statunitense alla Top Gun e figlie al seguito – rischia di non lasciarne un ricordo molto caro all'establishment del Pcc. Il presunto misunderstanding è stato liquidato con un ambiguo "non ne sapevo nulla, appena mi sono accorto me ne sono andato via", uno scivolone più o meno fortuito che di certo spianerà la strada per Pechino di Gary Locke, candidato ufficiale di Barack Obama per la carica di ambasciatore in Cina (questo articolo).

 

Se il senato approverà – come molto probabilmente farà – la proposta di Obama, mr. Locke continuerà la sua carriera politica oltre i confini americani, proseguendo la sua collezione personale di record. Nato il 21 gennaio 1950 a Seattle, stato di Washington, Gary Locke adotta l'americanizzazione di Lok Gaa-Fai, il nome che i genitori emigrati da Hong Kong diedero al loro secondo figlio, cantonese di terza generazione. Scorrendo l'impressionante lista di traguardi raggiunti, pare che Gary Locke di cinese possa vantare solo il sangue: laureato a Yale in scienze politiche, primo sino-americano eletto governatore negli Stati Uniti (nello stato di Washington, dove servì per due mandati tra il 1996 e il 2005), lasciò la politica per occuparsi dei rapporti con la Cina per Davis Wright Tremaine LLP, importante studio legale internazionale con sede nella sua Seattle.

 

Nel 2008, forte della sua esperienza di mediazione col pianeta Cina, Barack Obama lo chiama a coprire la carica di Segretario al Commercio: anche questa volta, primo sino-americano a svolgere tale incarico. Gary Locke, a differenza dei suoi predecessori all'ambasciata americana, non parla una parola di mandarino (il cantonese si, avendo imparato l'inglese solo all'età di 5 anni), ma evidentemente si tratta di uno svantaggio irrilevante, vista la padronanza della lingua del business che il 61enne di Seattle può vantare: tra i due mandati da governatore di Washington e il periodo a capo della strategia commerciale americana, Locke è riuscito a strappare importanti accordi commerciali tra Cina e Stati Uniti, svolgendo un ruolo di primo piano nelle contrattazioni miliardarie di tre colossi americani nel mondo: Starbucks, Microsoft e Boeing. Le esportazioni dello stato di Washington verso la Cina, durante la gestione Locke, non sono incrementate. Sono raddoppiate.

 

Qualche cifra, per rendere l'idea: Starbucks sta pianificando di triplicare i suoi negozi in Cina entro il 2015; nel 2010 Microsoft ha aperto un nuovo quartier generale a Shenzhen, un centro di ricerca a Shanghai – 700 milioni di RMB di investimento – e sembra si stia preparando ad un mega-investimento di 1 miliardo di dollari da destinare allo sviluppo delle risorse umane e ricerca in Cina; durante la visita di Hu Jintao negli Stati Uniti, Boeing ha firmato con la Cina un contratto di fornitura di velivoli – prodotti, piccolo dettaglio, nello stabilimento di Seattle – per un valore di 19 miliardi di dollari.

 

Secondo la stampa americana, dietro ad ognuna di queste manovre commerciali ci sarebbe l'operato di Gary Locke, protagonista anche dell'organizzazione della prima visita di Stato di Hu Jintao a Washington D.C., nel 2006. Nonostante tra le reazioni della pancia del paese, se così è lecito definire i netizen cinesi, sia emerso qualche commento malizioso sull'impossibilità di comunicare in mandarino del fu Lok Gaa-Fai, alternati ad accuse varie come traditore o diavolo straniero che ha dimenticato i suoi antenati, le reazioni ufficiali preliminari – vista la nomina ancora da ufficializzarsi – sono generalmente di basso profilo, senza voler esaltare troppo una carica burocratica come quella che andrà ad occupare Locke: Zhou Wenzhong, ex ambasciatore cinese negli USA, ha ricordato al Caixin come gli ambasciatori non godano di libertà d'azione ed iniziativa al di là della politica estera dettata dal paese d'origine. Insomma, Gary Locke porterà in dote tutti i suoi guanxi (macro-concetto cinese traducibile con contatti e relazioni importanti), un'indubbia abilità nelle contrattazioni commerciali in terra cinese e dei fotogenici tratti somatici orientali. Al resto ci penserà la Casa Bianca, interprete compreso.

 

di Matteo Miavaldi

 

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