UniCredit accelera lo sbarco

PECHINO. Dal nostro inviato
È in Cina da 30 anni e ora si prepara al grande salto: costituire una banca di diritto cinese. Un obiettivo che UniCredit si pone realisticamente per il 2012, dopo che si saranno realizzati alcuni passaggi formali: la modifica degli uffici di rappresentanza di Canton e Pechino in filiali. Per Canton la domanda è già stata presentata e l'autorizzazione dovrebbe avvenire entro fine anno. Poi seguirà Pechino: non si possono fare due domande contemporaneamente. Oggi le filiali sono Shanghai e Hong Kong. Ne occorrono tre - ha spiegato ieri, in una conferenza stampa a Pechino, Edoardo Spezzotti, vice chairman Corporate & Investment banking - per poter chiedere l'autorizzazione alle autorità cinesi per aprire una vera e propria banca di diritto locale: UniCredit China.
Obiettivo, dice Spezzotti, dare maggiori servizi, e migliore offerta di credito, alle imprese italiane che decidono di investire in Cina. «È il loro problema principale», spiega Maurizio Brentegani, general manager di UniCredit in Cina.
Il settore bancario cinese come ha spiegato anche il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, è ancora molto regolamentato, come prova anche il caso di UniCredit: per operare in valuta locale o aprire una filiale sono richiesti anni di attività, «non sempre giustificabili sotto il profilo prudenziale». Non solo: resta il tetto del 20% alla partecipazione di una banca estera in un intermediario locale. Se ne è parlato ieri, nell'incontro che c'è stato con la Banca centrale cinese People's Bank of China), l'Abi e la China Banking Regulatory Commission.
Le risorse per le imprese, comunque, ci sono. Le banche italiane hanno stanziato un plafond di circa 6 miliardi di euro, oltre il 10% in più rispetto al 2007. E le strategie dei vari gruppi italiani, come UniCredit, dimostrano l'impegno dell'Italia.
Dall'osservatorio UniCredit, ci sono in Cina 1.200 aziende italiane operative, che salgono a 2mila se si considerano anche gli uffici di rappresentanza. I clienti vanno da aziende con un fatturato di 2,5 milioni di euro a 5 miliardi. Dalle grandi alle piccole. E UniCredit nelle transazioni cross border tra Italia e Cina, ha detto Spezzotti, è leader di mercato, con il 70% di share nei pagamenti dalla Cina all'Italia e circa il 60% delle lettere di credito.
N. P.
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05/06/2010