Una task force (dalla Cina) salverà la Sicilia

Passa il tempo, passano i decenni dei richiami per il Mezzogiorno che arretra, passano le politiche straordinarie e quelle ordinarie ma restano i problemi. E i tic della classe dirigente, politica e non, in un misto di velleitario rivendicazionismo e stop di giornata.
Sia chiaro, non tutto va per il verso storto. Ad esempio, sono sotto gli occhi di tutti, indiscutibili, i successi che il governo ha collezionato al Sud sul fronte della lotta alla criminalità organizzata e nel debellare l'emergenza-rifiuti in Campania. Dello stesso segno, positivo, lo sforzo senza precedenti avviato dagli imprenditori (in particolare Confindustria Sicilia e Calabria) per denunciare e contrastare sul campo l'invadenza mafiosa nella vita economica e civile.
Però è ancora fortissimo, e diffuso più di quanto si possa pensare, il tic-meridionalismo sempre uguale a se stesso che molto fa parlare di sé ma che poco risolve da tempo immemorabile. Un misto tra piagnisteo e fughe in avanti che comunque costa in termini di denari e credibilità.
Ad esempio, è stata salutata come una vittoria importante il passaggio, alla Camera, della mozione Pd-Mpa che impegna il governo (battuto assieme alla maggioranza) a reintegrare i fondi Fas (Fondi aree sottosviluppate) dei 35 miliardi dirottati dal Sud verso altre destinazioni, come l'abolizione dell'Ici e l'intervento per il terremoto in Abruzzo. Fin qui, tutto politicamente logico, anche se andrebbe ricordato il fiume di micro-interventi di spesa decisi dagli enti locali negli anni scorsi che hanno fatto la fortuna di qualcuno e non del Mezzogiorno.
Ma la mozione va più in là, e s'inerpica sul terreno scivoloso delle promesse e degli impegni che nessun governo, di qualsivoglia colore, potrebbe comunque mantenere. Già, perché si afferma che il governo dovrà varare un piano per almeno 100mila laureati e diplomati, che effettuino stage presso aziende private con un compenso mensile a carico dello stato per un periodo non inferiore a sei mesi. Una richiesta che si commenta da sola.
Resiste, sempreverde, anche il mito della "task force" risolutiva che richiama alla filosofia dell'intervento straordinario. Gli enti locali non hanno ben utilizzato i fondi nazionali ed europei e si sono dimostrati poco efficienti sui terreni dell'istruzione, della sanità e sicurezza? Per il futuro prossimo il ministero dello Sviluppo pensa a una task force per garantire la realizzazione di 44 grandi progetti. Vedremo cosa accadrà, ma la storia del Mezzogiorno è ricolma dei più vari «poteri speciali» (a partire da quelli commissariali) che si sono dimostrati impotenti.
Un altro tic è quello della soluzione innovativa a "portata di mano". Per la Sicilia è davvero molto gettonata. Si apre il caso Fiat-Termini Imerese? Niente paura, pare di capire. Il progetto Resint-Ipi prospetta una riqualificazione dell'impianto: ad esempio, nuove tecnologie ittiche o design delle barche. Oppure, altro progetto, via all'auto ad energia "solare" del finanziere Simone Cimino. Mentre un po' da tutta la Cina, assicura Antonio La Spina, direttore dell'Ice di Pechino, si guarda con interesse allo sviluppo della Sicilia (Termini Imerese compreso).
Anche in questi casi: si vedrà. Intanto, è accertato che il progetto per il rigassificatore di Melilli (Siracusa) è di nuovo fermo per problemi politici locali. Interverrà una salvifica task force cinese?
guido.gentili@ilsole24ore.com

19/01/2010