TREMONTI: G20 DA RIPENSARE PER GESTIRE NUOVA CRISI

TREMONTI: G20 DA RIPENSARE PER GESTIRE NUOVA CRISI

Pechino, 1 apr.- Il G20? Secondo Giulio Tremonti va ripensato, altrimenti non sarà in grado di gestire la prossima crisi. E se al cuore della crisi finanziaria del 2008 c'era la speculazione, essa è anche in qualche modo responsabile delle rivolte che stanno agitando il Nord Africa e il Medio Oriente, e che potrebbero diffondersi a catena in Asia. A Pechino di ritorno dal summit monetario del G20 che si è tenuto a porte chiuse ieri a Nanchino (questo articolo), il ministro dell'Economia e delle Finanze ha tenuto un breve resoconto del suo intervento alla stampa italiana, prima di fare tappa alla Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese per una lezione e ripartire infine per l'Italia.

 

"Il G7 non è stato capace di evitare la crisi, il G20 l'ha gestita, ma adesso la struttura del G20, reinventata solamente tre anni fa, è diventata di colpo obsoleta" ha detto il ministro. Tremonti ha tenuto il suo intervento al summit di ieri nel corso di un panel moderato da Yu Yongding, studioso del più importante think tank cinese (Accademia Cinese di Scienze Sociali) ed ex responsabile delle politiche monetarie della Banca centrale di Pechino. A Nanchino, il ministro italiano ha spiegato perché a suo avviso il G20 non è ancora un sistema, e ha illustrato i cinque punti sui quali bisogna intervenire. "Il G20 è superato perché comprende Sudafrica e Arabia Saudita ma non include l'Africa e il Mondo Arabo, parti del mondo che stanno accelerando la loro corsa nella storia" ha spiegato il ministro. "Inoltre, è ancora legato al concetto di nazione, mentre la globalizzazione rappresenta ormai un confronto tra masse continentali. Inoltre non è omogeneo, perché se da un lato abbiamo economie di mercato come quelle occidentali, dall'altro c'è un esempio come la Cina, un'economia molto efficiente che però ricorda il mercantilismo ed è molto influenzata dalla visione strategica pubblica. Per instaurare un dialogo bisogna tenere conto di queste enormi differenze". Tremonti ha poi sottolineato che, se il tema di ieri era costituito dalla ricerca di un nuovo sistema monetario, nel mondo attuale permane ancora una quota della finanza privata al di fuori di ogni regola.

 

"Infine – ha detto il ministro - l'ultima crisi è stata gestita con il debito pubblico, ma per la prossima crisi quella medicina non è più disponibile. Il G20 deve essere riorganizzato per evitare una prossima crisi, cosa che non è facile perché troppi interessi, troppi meccanismi mentali e culturali sono rimasti uguali a prima, e a volte fa impressione che gli stessi che hanno causato la crisi adesso vengano a farti lezione". Insomma, se il vecchio G7 era un sistema basato su codici linguistici, politici ed economici – la lingua inglese, la democrazia occidentale, il dollaro-, il G20 è ancora un sistema da ripensare, e l'accelerazione degli eventi storici è un passo avanti rispetto al processo di ricostruzione. 

 

Parigi, che al momento guida il G20, ha fatto della ridefinizione del sistema monetario internazionale uno dei cavalli di battaglia della sua presidenza di turno scegliendo la Cina per il seminario di ieri al fine di coinvolgere maggiormente Pechino. Il governo cinese viene accusato da più parti di mantenere artificialmente basso il valore della sua moneta, ottenendo così un vantaggio sleale nelle esportazioni. "Nella situazione attuale si pongono due scelte - ha detto ieri Nicolas Sarkozy -, la tentazione di andare ognuno per sé, con i relativi rischi di guerre valutarie e crisi, oppure percorrere la strada della collaborazione e del coordinamento". 

 

"A Nanchino non ho percepito particolari elementi di scontro sul fronte della rivalutazione dello yuan- ha detto Giulio Tremonti-, e in fondo si trattava solo di un seminario. Interessante, al quale era dovuta la presenza di tutti, ma pur sempre un seminario". "La vera questione – ha proseguito il ministro delle Finanze - è che la catena di rivolte partita dal Nord Africa arriverà anche in Asia. L'impressione è che sia difficile governare in presenza di internet e con eccessi di disuguaglianza".

 

Secondo il ministro le rivolte in Nord Africa erano in incubazione da tempo, ma sono esplose a causa della speculazione finanziaria, in particolare sul fronte delle commodities. "Un effetto non voluto - ha sottolineato Tremonti - perché gli speculatori volevano solo guadagnare, però, oggettivamente, hanno fatto ripartire la Storia. Per noi è un problema di carovita, per i poveri è un problema di vita, di sopravvivenza".  

 

Le proteste potrebbero diffondersi anche a Pechino? Nelle ultime settimane il governo cinese ha reagito con incarcerazioni e censure alle "passeggiate dei gelsomini", appelli via web che invitavano il popolo a manifestare contro la corruzione, il carovita e il sistema a partito unico (questo dossier). "Non saprei dire se quelle percepite in Cina siano paure reali - ha concluso Tremonti -  tutti abbiamo interesse alla stabilità nel mondo. Ma la via per ottenerla non è limitare internet, è limitare le disuguaglianze".

 

di Antonio Talia

 

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