Tremonti ai quadri del Pcc: « G-2? Serve almeno un G-3»

Luca Vinciguerra
PECHINO. Dal nostro inviato
«I tavoli a due gambe non stanno in piedi. Quindi, il G-20 non può essere modificato togliendo lo zero e trasformandolo in un G-2. Come minimo serve un G-3 o, meglio ancora, lo stesso G-20». Poche ore dopo il congedo di Barack Obama dalla Cina, Giulio Tremonti illlustra la sua visione del nuovo ordine globale davanti a una platea d'eccezione: la Scuola del Partito comunista cinese. Il prestigioso palco è stato offerto al ministro dell'Economia dal vicepresidente esecutivo dell'ateneo del Pcc, Li Jingtian, durante una recente visita in Italia. Da qui, ieri, il ministro ha tracciato una lucida disamina della crisi finanziaria internazionale del 2008; ha sottolineato che, per colpa delle banche, quella stessa crisi continua a covare sotto la cenere; e ha messo sul tavolo delle proposte per superarla.
«In tutto il mondo i governi sono intervenuti usando due mani. Con una hanno immesso un'enorme massa di liquidità nel sistema. Con l'altra hanno trasformato debito privato in debito pubblico», ha spiegato Tremonti a un auditorio di circa 200 persone, composto da funzionari-amministratori del Pcc non più giovanissimi, tornati sui banchi di scuola per prepararsi a governare meglio la Cina di domani. Ma, paradossalmente, alla fine a guadagnarci di più dal generoso intervento pubblico sono state proprio le principali responsabili della catastrofe che un anno fa ha investito l'economia globale, e cioè le banche. «L'idea era che gli istituti di credito trasferissero la liquidità alle imprese. E invece una parte enorme di questo denaro è rimasto dentro le banche stesse, che oggi con quei soldi stanno facendo profitti contraendo prestiti all'1% e reinvestendo in strumenti finanziari che danno rendimenti del 5 o 6 per cento», ha sottolineato Tremonti.
La formidabile ripresa delle Borse e la recente crescita vertiginosa dei contratti derivati, secondo il ministro dell'Economia, dimostrano che la speculazione si è rimessa selvaggiamente in movimento sui mercati finanziari mondiali. Grazie proprio alla liquidità a basso costo di cui oggi le banche possono approvvigionarsi. Insomma, una beffa colossale.
«Io, dopo il disastro, ritenevo che andassero salvate solo le banche che finanziavano le famiglie e le imprese. Invece, sono state salvate tutte - ha aggiunto Tremonti -. In questo modo abbiamo guadagnato tempo, ma non abbiamo risolto il problema. E così il rischio di una nuova crisi è sempre incombente».
Che cosa bisogna fare per traghettare definitivamente l'economia globale fuori dalle secche della recessione?, ha chiesto l'attenta platea a Tremonti. «Oggi serve – ha risposto il ministro – uno sforzo politico collettivo che definisca il nuovo ordine, un trattato internazionale che definisca una nuova Bretton Woods e che sia frutto di un contributo multilaterale non solo nell'adesione ex post, ma anche nella scrittura ex ante».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ganawar@gmail.com

20/11/2009