Tibet, dialogo « se rinuncia a indipendenza»

«La Cina è disposta a riprendere i colloqui con gli inviati del Dalai Lama, a condizione che rinunci a perseguire l'indipendenza del Tibet». Lo ha affermato ieri il primo ministro Wen Jiabao, parlando dal Palazzo dell'Assemblea del popolo, a Pechino.
A cinquant'anni dalla rivolta del Tibet contro la Cina del 10 marzo 1959, Wen ha rinnovato le accuse contro la guida religiosa, che vive in esilio in India, rispondendo anche alle accuse mosse da Barack Obama giovedì, in un incontro a Washington con il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi: «Il Dalai Lama è un personaggio ambiguo. Bisogna stare attenti a quello che dice, ma anche a quello che fa». Secondo Wen il Dalai Lama chiede per il Tibet quella che definisce una «genuina autonomia», ma progetta di staccarlo dalla Cina.
Il Dalai Lama ha di recente accusato Pechino di aver creato nel Tibet un «inferno in terra» nel quale hanno perso la vita in «centinaia di migliaia». Wen al contrario ha sostenuto che la situazione nel territorio è «pacifica e stabile». La situazione rimane comunque tesa, in vista dell'anniversario della ribellione dell'anno scorso (20 morti secondo Pechino, più di 200 per gli esuli tibetani) e della celebrazione dell'annessione del Tibet alla Cina, per il 28 marzo.
Wen ha poi usato toni concilianti parlando dei rapporti con Taiwan e Corea del Nord.

14/03/2009