Tavolo a Roma per il polo di Prato

Silvia Pieraccini
PRATO
Lo strappo col Governo cinese è ricucito. L'impegno a lavorare tutti insieme per risolvere il caso Prato è garantito. E anche il traguardo verso cui tendere ora è più chiaro: il distretto tessile presidiato dagli italiani (in crisi) e il distretto dell'abbigliamento dominato dai cinesi (in crescita e con problemi di illegalità diffusa) dovranno trovare la strada per collaborare, in modo da fare di Prato il più grande centro della moda in Europa. Ad aiutare in questa impresa sarà un tavolo politico-economico che verrà attivato presto dagli Affari esteri.
L'incontro di ieri nel Palazzo comunale di Prato, tra l'ambasciatore cinese in Italia, Sun Yuxi, il sindaco della città toscana, Roberto Cenni, e il direttore generale per i Paesi asiatici della Farnesina, Attilio Massimo Iannucci, è servito a trovare un'intesa dopo le proteste del diplomatico di Pechino per i ripetuti controlli delle forze dell'ordine alle aziende cinesi di Prato (arrivate a quota 4.500).
L'ambasciatore ha teso un ramoscello d'olivo: «Tutti gli immigrati cinesi devono rispettare la legge italiana e le usanze locali. Chi non lo fa commette una grave violazione». E ha aggiunto: «I controlli delle forze dell'ordine alle aziende cinesi sono essenziali, e il modo in cui si svolgono riguarda solo le autorità locali». Infine, ha lanciato segnali di apertura sul rimpatrio dei clandestini, stimati a Prato in 30mila (a fronte di quasi 20mila cinesi regolari), manodopera strategica per i laboratori: «Il Governo cinese si oppone all'immigrazione clandestina – ha sottolineato – ed è pronto ad accogliere in patria i clandestini, anche se per il rimpatrio vanno trovate soluzioni diplomatiche». Il negoziato «a livello consolare» tra Italia e Cina è partito, ha annunciato Iannucci, e «prevede accordi proprio in questo campo».
Dal ministero degli Esteri italiano è arrivato anche l'impegno ad aprire un tavolo politico-economico a Roma per facilitare i rapporti tra ambasciata cinese e Comune di Prato. «Dobbiamo di risolvere l'anomalia di due distretti, del tessile e dell'abbigliamento, che stanno nello stesso territorio e non collaborano – ha detto Iannucci – perchè siamo convinti che quest'area abbia grandi potenzialità economiche». È l'integrazione «di filiera» a cui ha cominciato a lavorare Cenni, partendo dalla ricerca di una catena distributiva internazionale interessata a vendere abiti confezionati a Prato dai laboratori cinesi convertiti alla legalità, e fatti con tessuti prodotti dalla storica industria locale. «Sono molto soddisfatto dell'incontro con l'ambasciatore - ha detto Cenni – sono convinto che se troviamo ambiti di collaborazione Prato potrà diventare la città della moda più importante in Europa».
Tra le strade per raggiungere questo obiettivo il sindaco ha indicato più assunzioni di manodopera italiana nelle aziende cinesi; repressione dell'illegalità; investimenti a Prato di aziende orientali più grandi e strutturate. «Il nostro Governo – ha affermato Sun Yuxi, che tra poche settimane concluderà il suo incarico in Italia – incita sempre le aziende cinesi a investire fuori dal paese. Dispiace che gli investimenti a Prato finora siano relativamente bassi».
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13/03/2010