STIMOLI: RISCHIO SOVRAPPRODUZIONE

STIMOLI: RISCHIO SOVRAPPRODUZIONE

Pechino, 30 set. - La Cina vara un piano per bloccare la sovrapproduzione di alcune industrie, resa ancora più massiccia dal piano straordinario di stimoli all'economia da 4mila miliardi di yuan (circa 400 miliardi di euro) varato dal governo nel novembre scorso. Con una circolare diffusa oggi il Consiglio di Stato – il principale organo amministrativo del paese - impone un robusto taglio alle capacità produttive di settori altamente inquinanti come quello metallurgico (in particolare l'acciaio o le lamine di vetro) e uno "sviluppo più ordinato" a industrie come quella del silicio e dell'energia eolica. Senza fissare un termine preciso, il Consiglio di Stato ha messo al bando la costruzione di nuovi impianti siderurgici e di tutti i progetti per aumentare la produzione di acciaio, mentre nel caso del carbone coke si smantelleranno gli impianti datati e alcuni nuovi progetti verranno bloccati per i prossimi tre anni. Saranno sospese anche tutte le nuove iniziative sul fronte della produzione di cemento e lamine di vetro (nel caso di quest'ultime viene concessa una proroga per gli impianti "già in avanzata fase di costruzione"), così come lo sviluppo di nuove fonderie d'alluminio (almeno fino al 2012). I nuovi progetti eolici, infine, saranno sottoposti "a maggiori controlli ambientali". I dettagli diffusi dal Consiglio di Stato seguono di qualche mese l'annuncio dell'agosto scorso, col quale si chiedeva risolutamente alle autorità locali di "bloccare la sovrapproduzione ed evitare la costruzione di nuovi, inutili impianti". Il governo, insomma, teme che il pacchetto di stimoli all'economia e la corsa al credito facile innescata dalle misure del novembre scorso possano causare la sovrapproduzione di settori già saturi. Secondo i dati forniti dal Consiglio di Stato gli investimenti nell'acciaio (che hanno raggiunto quota 140 miliardi di yuan nella prima metà del 2009), potrebbero portare la produzione al di sopra dei 700 milioni di tonnellate, contro la domanda interna di 500 milioni registrata l'anno scorso. Situazione analoga quella del cemento, dove si prevede che la domanda raggiunga quota 1.6 miliardi di tonnellate, meno del 60% della produzione stimata per quest'anno.