Segretario del Partito a Chongqing

Asso di picche. Bo Xilai, 63 anni, è il jolly della partita e visti gli attuali limiti d'età (non si può essere nel politburo se nell'anno del congresso si sono superati i 68 anni) certamente dovrà andare in pensione nel 2017. Anche lui ha i nobili quarti dell'aristocrazia comunista, visto che il papà era uno degli "otto immortali" il gruppetto di anziani e potentissimi sodali di Deng. Laureato in giornalismo, fascinoso, geniale nelle relazioni pubbliche, è uno dei pochi dirigenti che davvero ama il contatto con stampa e pubblico. Al tempo in cui era sindaco di Dalian i tassisti ne cantavano le lodi a tutti i passeggeri che caricavano.
Ma è estremamente controverso: troppo diretto e pieno d'iniziativa per un partito che ama messaggi a mezza bocca e odia chi va sopra le righe. Il suo svantaggio poi, rispetto agli altri tre, è anche quello di non essere troppo legato a Hu e di avere fatto tutto da sé. In questo senso forse è anche il più "occidentale" dei leader cinesi, ma proprio per questo è il più indigesto, e molti pensano che al di là delle indubbie doti di gestione, una sua promozione al politburo ristretto sarebbe una rivoluzione. Di certo se dovesse avere, come vorrebbe, il potente portafoglio della propaganda molte cose potrebbero cambiare nell'immagine della Cina nel mondo.
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08/03/2011