SCONTRI NELLO ZHEJIANG, TORNA LA CALMA

SCONTRI NELLO ZHEJIANG, TORNA LA CALMA
Pechino, 28 ott. - Giovedì notte centinaia di persone armate di bastoni e pietre si erano scontrate con la polizia a Zhili, nello Zhejiang. I dimostranti sono lavoratori della provincia dello Anhui, scesi in campo per denunciare le pessime condizioni di lavoro e l'aumento delle tasse. Il governo locale ha sospeso la riscossione delle tasse e ha licenziato i funzionari coinvolti nell'incidente. Il giorno dopo sembra tornata la calma.
I disordini sono iniziati mercoledì, quando il proprietario di un negozio di abbigliamento per bambini si è rifiutato di pagare le tasse ai funzionari locali incitando altri negozianti a fare lo stesso. La disputa ha innescato una reazione a catena, coinvolgendo oltre un migliaio di persone che si sono riversate per le strade.
I dimostranti hanno sfogato il malcontento per l'aumento delle tasse lanciando pietre, rompendo semafori, abbattendo cartelloni pubblicitari, rovesciando automobili. Immediato l'intervento delle forze armate.
Giovedì notte più di mille manifestanti urlanti "Gente dell'Anhui, unitevi!" si sono radunati nel centro della città industriale di Zhili lamentandosi per le condizioni di vita. Si tratta perlopiù di persone provenienti dalla provincia rurale dell'Anhui, una delle più povere della Cina, da cui migrano milioni di lavoratori per raggiungere le zone più ricche del paese, tra cui la sviluppata provincia del Zhejiang, dove si sono svolte le proteste.
In Cina i lavoratori che lasciano la città d'origine trasferendosi altrove sono circa 153 milioni, e si stima che 100 milioni migreranno verso i centri urbani nei prossimi dieci anni. Una situazione allarmante che può costituire una seria minaccia alla stabilità interna. Le disuguaglianze rischiano di creare allarme sociale che il PCC è poco disposto a tollerare.
Secondo quanto riporta venerdì mattina il "Qianjiang Evening News", un giornale online del Zhejiang, un ufficiale della pubblica sicurezza e altri tre funzionari amministrativi hanno riportato lesioni, cinque persone sono state arrestate e altre ventitré trattenute. Da alcuni blog, invece, risulta ci siano anche dei morti - tra le tre e alle undici vittime - dieci i feriti, di cui due molto gravi, e più di cento i manifestanti detenuti dalle forze di polizia. Al momento, la situazione a Zhili sembra essere tornata alla normalità. Il traffico scorre senza intoppi, le auto danneggiate e i detriti rimossi, le strade appaiono calme dopo che la polizia antisommossa ha pattugliato e allontanato la gente dal centro.
Nel Dragone le proteste per corruzione, inquinamento, salari bassi, espropri illegali dei terreni che i quadri locali giustificano in nome dello sviluppo, sono sempre più frequenti. Il Presidente Hu Jintao nel febbraio scorso aveva indicato la situazione dei migranti come una delle sfide principali per il partito; la chiave di volta per il mantenere saldo consenso del partito unico e non compromettere la crescita economica. Attanagliata da un'inflazione galoppante, la Cina si trova in questo momento a dover affrontare una doppia sfida: da un lato garantire all'economia un atterraggio morbido che permetta di arginare i continui rincari del costo della vita, dall'altro non può permettersi di rallentare bruscamente perché un rallentamento causerebbe la perdita di posti di lavoro.  Le recenti rivolte democratiche in Medioriente non hanno lasciato indifferente la leadership cinese che nel 2012 si prepara al passaggio di potere dalle mani del presidente Hu Jintao e del premier Wen Jiabao ai leader della nuova generazione.
di Silvia Picchiarelli

SHENZHEN, MILLE LAVORATORI IN SCIOPERO

 

Pechino 25 ott.- Gli scioperi tornano a scuotere Shenzhen, la capitale del manifatturierocinese: oltre mille lavoratori di una fabbrica di proprietà giapponesestanno incrociando le braccia da oltre una settimana, per protestarecontro i bassi salari e le dure condizioni imposte dal management dell'azienda.

 

Secondo i 1178 operai in agitazione, la Citizen Holdings Co.Ltd. - un produttore giapponese di orologi - non ha corrisposto idovuti contributi pensionistici. Ma i lavoratori protestano anchecontro le restrizioni alla catena di montaggio: fin dal 2005 l'aziendaha decurtato dai loro stipendi l'equivalente di 40 minuti giornalieri di salario, per compensare le pause trascorse nei bagni dell'impianto. Gli operai, insomma, pagano per i loro bisogni fisiologici.

 

"Lo sciopero è iniziato dopo che i manager hanno proposto un cambiamento nel calcolo dei salaridel reparto produzione della fabbrica - riferisce l'agenzia di StatoXinhua - causando l'ira dei dipendenti e spingendoli a chiederemaggiori diritti e il pagamento dei contributi non ancora versati".

 

Xinhua riferisce anche che il governo locale ha organizzato diversitavoli delle trattative tra i lavoratori e il management fin dagliinizi dello sciopero, e che "sta lavorando attivamente per ilraggiungimento di un accordo", ma l'agitazione - iniziata il 16 ottobrescorso - prosegue e i dirigenti della Ciziten Holdings si astengono daqualsiasi commento.

 

In Cina, fin dalla costituzione del 1982, lo sciopero non èpiù un diritto costituzionale, ed esiste addirittura un regolamentointerno del PCC del 2004 che prevede sanzioni per i funzionari diPartito responsabili di una giurisdizione nella quale si sianoverificate astensioni dal lavoro. Ma se molte normative localiprevedono che  all'ufficio occupazione del luogo spetti il compito diricomporre le questioni tra lavoratori e imprese, negli ultimi anni si sono succeduti diversi scioperi che hanno avuto una certo eco - anche perché coinvolgevano imprese straniere - e si sono spesso conclusi con qualche vittoria degli operai

 

Nel maggio dello scorso anno, dagli stabilimenti dell'Honda di Foshan - sempre nella provincia del Guangdong - le agitazioni si sono diffuse alle fabbriche delle città di Canton e Wuhan, e sono terminate solo con un aumento dei salari. Successivamente era stato il turno dei lavoratoridella Kentucky Fried Chicken di Shenyang, nel Liaoning, e della KokMachinery di Kunshan, una licenziataria dell'Adidas, anche loro sulpiede di guerra per i salari troppo bassi, fino al celeberrimo casodella Foxconn - licenziataria Apple - dove gli operai protestavano per le condizioni lavorative talmente dure da innescare una catena di suicidi.

 

Ad aprile i trasportatori avevano paralizzato per tre giorni il porto di Shanghai, infuriati per un aumento dei prezzi dei carburanti che incideva fortemente sugli stipendi.L'atteggiamento tenuto dal governo oscilla generalmente tra iltentativo di trovare una composizione e "mantenere l'armonia", unacerta enfasi data alle proteste quando coinvolgono società straniere, e la repressione adottata in altri casi. L'inflazione,nonostante la leggera frenata di settembre (+6.1%) rispetto al recorddegli ultimi tre anni registrato a luglio (+6.5%), continua a crescerea ritmi preoccupanti, ben al di là della soglia del 4% entro la qualeil governo vorrebbe contenerla per il 2011. E indispettire troppol'enorme massa di lavoratori che vede di mese in mese ridursi il suo potere d'acquisto potrebbe rivelarsi controproducente.

 

di Antonio Talia

 

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