SC: PECHINO, SALGONO ACQUISTI DEBITO EUROZONA

SC: PECHINO, SALGONO ACQUISTI DEBITO EUROZONA

Pechino, 21 giu.- La Cina si era impegnata a sostenere il debito pubblico dell'Eurozona, e secondo gli ultimi dati la promessa non è stata disattesa: uno studio di Standard Chartered Bank pubblicato lunedì sostiene che nei primi quattro mesi del 2011 il Dragone avrebbe investito in titoli non denominati in dollari, convogliando i suoi acquisti principalmente su bond europei.

 

"La Cina sta diversificando i suoi asset, puntando con le nuove riserve forex su titoli lontani dal dollaro" scrive Stephen Green, economista Standard Chartered di stanza a Shanghai: secondo la ricerca di Standard, dei 200 miliardi di titoli di debito pubblico estero acquistati nel periodo gennaio-aprile, solo 50 miliardi sarebbero costituiti da buoni del Tesoro USA, mentre il resto è rappresentato da altre valute, tra le quali l'euro gioca la parte del leone.

 

Nonostante il Dragone non riveli mai l'esatta composizione delle sue riserve Forex, nel settembre dello scorso anno (quando la valuta estera in mano cinese si attestava ancora intorno ai 2450 miliardi di dollari) anonime fonti governative citate dal China Securities Journal rendevano noto che la stragrande maggioranza di esse (65%) era da ritenersi denominata in dollari, seguiti a una certa distanza da bond europei (26%), sterline britanniche (5%) e yen giapponesi (3%), cifre in linea con le proiezioni di economisti e analisti occidentali, ma comunque impossibili da provare con sicurezza data la delicatezza dell'argomento, uno dei segreti meglio custoditi oltre la Grande Muraglia.

 

A marzo, le riserve Forex di Pechino - già le più ingenti al mondo - hanno registrato un nuovo record, arrivando a quota 3044.77 miliardi di dollari. "Non abbiamo prove sul fatto che la Cina stia diversificando le sue riserve già costituite in dollari - scrive ancora Green -, anche se Pechino ha venduto i titoli a un anno lanciandosi su asset a più lunga scadenza. La composizione dei nuovi acquisti, tuttavia, potrebbe riflettere il desiderio delle autorità cinesi di ricercare profitti più ampi, laddove i titoli europei offrono redditi superiori di circa 120 punti base rispetto ai bond USA dello stesso tipo".

 

Da tempo diverse figure di spicco dell'economia e del governo cinese sostengono la necessità di un disimpegno dalle riserve denominate in dollari: "Gli Usa hanno adottato una politica monetaria e fiscale espansiva al fine di stimolare la crescita economica - ha scritto in articolo pubblicato all'inizio del mese l'alto funzionario della State Administration of Foreign Exchange Guan Tao-  e Washington potrebbe non resistere alla tentazione di svalutare il dollaro all'estero e far rialzare l'inflazione all'interno". Una prospettiva che il Dragone, con tutti i titoli denominati in dollari custoditi nei suoi forzieri non può certo vedere di buon occhio. Secondo molti economisti, tuttavia, Pechino continuerebbe ad acquistare il vecchio biglietto verde attraverso piazze terze come Londra e Hong Kong.

 

Sia come sia, l'incremento di titoli denominati in euro segnalato da Standard Chartered sembra riflettere le preoccupazioni più volte espresse dai cinesi per la crisi del debito pubblico europeo.

 

"Non è facile rintracciare i percorsi attraverso i quali la Cina acquista titoli europei - conclude Green-, ma se la Cina avesse comprato solo il 10%  dei bond da tripla A emessi da Francia e Germania nei primi cinque mesi dell'anno, significherebbe che ha acquistato titoli per 24 miliardi di dollari. È possibile, se non probabile, che Pechino ne abbia acquistati molti di più".

 

di Antonio Talia

 

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