Sale la tensione sulle materie prime

Isabella Bufacchi
ROMA
In uscita dalla peggiore crisi economico-finanziaria dal dopoguerra, le cui conseguenze di lungo termine restano in balìa di mille incognite, le materie prime stanno tornando alla ribalta come strumento finanziario d'investimento che - a parità di volatilità con le Borse azionarie secondo gli esperti - consente di realizzare un profitto con il rialzo, il ribasso o il disallineamento dei prezzi e che permette di proteggere il portafoglio dal rischio di inflazione e, in qualche misura, di deprezzamento del dollaro. I volumi delle posizioni cosiddette "speculative" in commodities, di chi investe senza finalità commerciali ma puramente finanziarie, risultano in crescita in alcuni strumenti derivati e prodotti strutturati anche se gli eccessi del 2008 sembrano ancora molto lontani.
Gli strappi all'insù o all'ingiù delle quotazioni di prodotti energetici e agricoli, di metalli preziosi e non, sono a macchia di leopardo: a muovere i prezzi, al di là della speculazione, restano fondamentali i fattori della domanda e dell'offerta, il timore del ritorno dell'alta inflazione, le dimensioni di scorte e magazzini, l'andamento dei tassi e della crescita globale, l'apprezzamento o deprezzamento non solo del dollaro ma anche dello yuan. Decisive le prospettive dell'economia in Cina e India.
Già nel 2009 i flussi degli investimenti finanziari nella classe di investimento delle commodities sono lievitati a quota 50 miliardi di dollari, contro i 13 del 2008, i 17 del 2007 e i 20 del 2006, stando ai calcoli di JP Morgan che monitora il capitale investito in fondi e obbligazioni indicizzati alle materie. Il flusso del 2010 è calato nei primi mesi del 2010 secondo Société Générale. Lo stock degli Etf in commodities è lievitato a 25,8 miliardi di dollari nel 2009, invariato al febbraio 2010, contro i 4 miliardi del 2002: l'incremento è forte ma la categoria delle commodities rappresenta solo il 2,6% sul totale della torta degli Etf che per l'80% (800 miliardi di dollari) è legata all'equity.
«Una delle strategie di trading di maggior successo negli ultimi anni è stata quella di andare lunghi (puntare sul rialzo dei prezzi) nelle commodities di cui è carente la Cina», è la tesi esplicita di un recente rapporto di Deutsche Bank che proprio guardando al mercato cinese consiglia di scommettere su carbone termico, metalli ferrosi e prodotti agricoli. Negli ultimi dieci anni la quota della Cina nei consumi mondiali di materie prime è cresciuta rapidamente tanto che ora la Repubblica popolare cinese è tra i più grandi consumatori al mondo (spesso il più grande) di quasi tutti i metalli e materie prime, tra i quali rame, acciaio, ferro, alluminio, carbone, petrolio. Gli speculatori in commodities possono scommettere con una buona dose di successo sulla composizione del Pil cinese e il sali e scendi di produzione industriale, investimenti fissi e crescita delle esportazioni. Senza però perdere di vista le prossime mosse della politica monetaria di Usa, Europa e Cina stessa, che avranno un impatto sulla liquidità e sui costi delle scorte.
Il maggior peso della speculazione sulle commodities si avverte negli strumenti derivati. I prodotti over-the-counter, fuoriborsa come swap e forward sulle materie prime, metalli preziosi e non, prodotti agricoli e alimentari, hanno registrato nel 2009 un drastico calo delle posizioni aperte secondo le statistiche Bri, passando dai 13.200 miliardi di dollari del giugno 2008 ai 3.800 miliardi del giugno 2009. Negli Usa, le posizioni non commerciali in contratti futures (derivati regolamentati e negoziati in Borsa) continuano a oscillare tra il 20% e il 30% sul totale. Il mercato resta in attesa della decisione finale, da parte delle autorità di controllo americane, sull'introduzione di nuovi limiti per arginare gli eccessi della speculazione: il dibattito resta aperto perchè Wall Street teme una fuga di capitali a favore della più permissiva Londra. Per contro in Europa è allo studio la stretta contro la speculazione, come nuove tasse sui profitti da materie prime: il timore è che gli speculatori possano tornare all'attacco sul petrolio, tornando ai picchi del 2008. Lo zucchero ha dato di recente un assaggio della voracità della cosiddetta speculazione sulle commodities, che però si sfama con i fondamentali e si alimenta con la paura dell'inflazione.
isabella.bufacchi@ilsole24ore.com
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03/04/2010