Roma esporta a Shanghai il valore del suo brand

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Il Gotha dell'economia romana sbarca in Cina insieme al Sindaco, Gianni Alemanno, per valutare nuove potenzialità di business oltre la Grande Muraglia e per trovare una sponda potente in vista della Candidatura alle Olimpiadi 2020.
«Nell'ultimo decennio Roma ha registrato un tasso di crescita doppio rispetto alla media nazionale, diventando la seconda provincia italiana per prodotto interno lordo – ha spiegato Aurelio Regina, presidente dell'Unione Industriali di Roma, ieri in visita all'Expo di Shanghai –. Tuttavia, a questo processo di sviluppo è mancata una componente fondamentale, che invece ha accompagnato l'evoluzione del settore manifatturiero del Nord: l'internazionalizzazione. Siamo venuti in Cina per tentare di colmare questo ritardo».
Facendo scorta delle fallimentari esperienze fatte in passato da altre missioni imprenditoriali di taglia eccessiva e di taglio non ben definito, la delegazione capitolina partita alla conquista del Celeste Impero è piccola ma compatta. «Abbiamo deciso di portare una ventina di aziende selezionate che avevano già lavorato o avuto contatti operativi con il mondo degli affari cinese – ha aggiunto Regina –. Questa missione imprenditoriale è una tappa fondamentale della nostra strategia di internazionalizzazione, e si integra con il lavoro che stiamo facendo per penetrare in un'area in cui l'industria romana ha enormi potenzialità di sviluppo: il Mediterraneo».
Ma cos'ha Roma da vendere in un mercato come quello cinese, ormai saturato dalla presenza massiccia e capillare di altri paesi e di altri sistemi industriali sbarcati oltre la Grande Muraglia con alterne fortune? «Ha da vendere un brand a cui i cinesi riconoscono un valore enorme, decisamente superiore a qualsiasi altro paese del mondo», è la risposta secca di Alemanno. L'equazione "Roma capitale della civiltà Occidentale" e "Cina capitale della civiltà Orientale", in effetti, è molto popolare tra i cinesi di qualsiasi ceto sociale. «Questo è un punto di forza su cui dobbiamo lavorare», ha detto il Sindaco capitolino.
Ma il viaggio in Oriente del sistema economico romano (alla missione ha partecipato anche il presidente della Camera di commercio, Giancarlo Cremonesi) aveva anche un altro obiettivo: sensibilizzare i cinesi alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020. «No, non ci hanno promesso alcun supporto politico, ma ci hanno incoraggiato e ci hanno offerto una collaborazione tecnica per aiutarci a presentare al Cio una candidatura qualificata», ha osservato Alemanno che in questi giorni ha discusso il dossier olimpico con i Sindaci di Pechino e di Shanghai.
Una collaborazione tecnica di altissimo livello e di provata esperienza. «Pechino ci ha messo a disposizione il Segretario Generale dei Giochi 2008: per noi questa signora diventerà un importante punto di riferimento», ha spiegato Regina. Che conclude la trasferta cinese ancor più galvanizzato dall'idea che Roma, sessant'anni esatti dopo le imprese di Livio Berruti, torni a ospitare l'Olimpiade. «Il sindaco di Pechino ci ha confermato che l'organizzazione dei Giochi ha impresso un impulso formidabile all'innovazione della capitale cinese», ha sottolineato il presidente dell'Unione Industriali.
Per aiutare Roma a raggiungere il traguardo, il 24 novembre sarà lanciata la Fondazione Roma 2020, un'associazione voluta da Confindustria per sostenere la candidatura olimpica della Capitale. «La realizzazione delle infrastrutture connesse direttamente e indirettamente ai Giochi richiederà circa 10 miliardi di euro di investimenti – ha affermato Regina –. In questo quadro, la Fondazione avrà il compito di sviluppare tutta una serie di progetti innovativi, come per esempio quelli legati alla sicurezza elettronica, al controllo del territorio o alla mobilità sostenibile, che confluiranno poi nel dossier che il Comitato di Candidatura di Roma 2020 presenterà al Cio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

15/10/2010