Riparte l'inflazione cinese

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Dopo due anni di tregua dettata dalla crisi finanziaria globale, l'inflazione torna a soffiare sul collo della Cina. A febbraio l'indice dei prezzi al consumo è aumentato del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Per un'economia tornata a crescere a tassi sostenuti vicini, se non superiori, alla doppia cifra, è un livello d'inflazione pressoché fisiologico. Ma per la Cina, che solo lo scorso ottobre si trovava impegnata a combattere contro un'insidiosa deflazione, quell'incremento dei prezzi prossimo al 3% - il più alto degli ultimi sedici mesi e quasi il doppio rispetto a gennaio - è un segnale inquietante da non sottovalutare.
«L'inflazione è contenuta e controllabile», ha detto ieri un portavoce dell'Ufficio nazionale di statistica, spiegando che la fiammata di febbraio è stata causata dalla concomitanza del Capodanno lunare (la lunga festività durante la quale i cinesi spendono a più non posso) e dall'ondata eccezionale di freddo e gelo che si è abbattuta sul paese, facendo schizzare repentinamente verso l'alto i prezzi dei generi alimentari.
Tuttavia, dietro i toni ufficiali rassicuranti, Pechino sta affilando le armi per prepararsi a una nuova guerra contro l'aumento dei prezzi. Nelle prime settimane del 2010, la People's Bank of China ha già sparato qualche bordata di preparazione, aumentando due volte in stretta sequenza la riserva obbligatoria per le banche. Già in febbraio, secondo i dati dell'istituto centrale, si sono dimezzati i prestiti concessi dalle banche cinesi: 700,1 miliardi di yuan (circa 102,6 miliardi di dollari) contro 1.390 miliardi di gennaio, ben al di sotto anche dei 1.070 miliardi del febbraio 2009.
Ma ora, di fronte ai nuovi rialzi sempre più robusti dell'inflazione, le autorità monetarie cinesi potrebbero iniziare a utilizzare i grossi calibri. Cioè potrebbero iniziare ad aumentare i tassi d'interesse, mettendo fine così alla politica del credito facile e a buon mercato iniziata nell'autunno 2008 per contrastare gli effetti della crisi economica globale.
È difficile, però, prevedere quale sarà la tempistica della stretta monetaria prossima ventura. Tutto dipenderà dall'evoluzione a breve termine dell'inflazione. Se, come ritiene una parte degli analisti, la corsa dei prezzi di febbraio è davvero legata a fattori contingenti e di stagionalità e quindi a marzo rallenterà, nei prossimi mesi la People's Bank of China potrebbe semplicemente limitarsi a continuare ad alzare la riserva obbligatoria.
Durante la prima campagna antinflazionistica condotta da Pechino nel biennio 2007-2008 (poco prima delle Olimpiadi l'indice dei prezzi al consumo arrivò ad aumentare più dell'8%), la Banca centrale cinese utilizzò questo strumento una quindicina di volte. E visti gli ultimi dati congiunturali, un altro aumento della riserva obbligatoria - sarebbe il terzo del 2010 - potrebbe essere solo una questione di giorni se non addirittura di ore.
Ma se, come sostengono altri osservatori, la spirale inflazionistica si è già messa in movimento, l'aumento dei tassi d'interesse potrebbe scattare anche molto prima del previsto. «Considerando anche le aspettative di un rialzo imminente del costo del denaro maturate dai mercati, il ritocco dei tassi d'interesse potrebbe avvenire abbastanza presto. Se non questo mese, all'inizio del prossimo», sostiene Tao Wang, economista di Ubs Investment Research.
L.Vin.
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