Rincorsa cinese sui brevetti

Enrico Netti
MILANO
Per la prima volta da oltre tre decenni il contagiri dell'innovazione, misurato attraverso le richieste di brevetti internazionali, nel 2009 ha frenato bruscamente. Anzi, ha fatto un passo indietro, ritornando ai livelli del 2007, mentre il baricentro del progresso accentua il suo spostamento verso l'estremo oriente grazie alla strepitosa crescita (+30%) della Cina.
Lo scorso anno secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (Ompi), agenzia delle Nazioni Unite responsabile della procedura unificata con la quale è possibile chiedere la registrazione dei brevetti in più di uno tra i 150 Paesi sottoscrittori, sono state 156mila le richieste di domande internazionali di brevetti contro le 164mila del 2008, un secco -4,5 per cento.
«È la prima volta dalla creazione del sistema di cooperazione in materia di brevetti che osserviamo un calo delle domande» ha detto ieri a Ginevra Carsten Fink, capo economista dell'agenzia dell'Onu.
Al primo posto per numero di richieste si confermano gli Stati Uniti che nel 2009 hanno però diminuito di circa l'11% le nuove procedure. Segue il Giappone, nazione che vale quasi un quinto delle richieste, mentre è profondo rosso, -11%, per la Germania. Lanciatissimo nella sua corsa il colosso cinese, che conquista il quinto posto forte delle sue 7.950 richieste tallonando a brevissima distanza il Sud Corea.
In classifica l'Italia conquista l'undicesimo posto superando il Canada. Un'apprezzabile performance ottenuta con poco più di 2.700 procedure (-5,8%). La maglia nera a Israele, che perde il 17%. In passato era una delle "culle" del futuro in cui si creavano soluzioni per applicazioni di elettronica civile e militare, nei semiconduttori e nell'aeropaziale.
L'accelerazione degli investimenti in ricerca e sviluppo dei paesi dell'Estremo Oriente viene interpretata da Francis Gurry, direttore generale dell'Agenzia, «come il segno che le società asiatiche hanno capito che l'innovazione offre una via d'uscita dalla crisi».
Non a caso è la Panasonic la società che ha depositato il numero maggiore di richieste, si legge nel rapporto dell'Ompi, che supera la cinese Huawei che a sua volta sorpassa il gruppo tedesco Robert Bosch. Nella top ten quattro posizioni su dieci sono ad appannaggio di società giapponesi.
Scorrendo la classifica delle cento aziende che hanno richiesto più brevetti internazionali tra i colossi dell'informatica ecco gli scivoloni di Microsoft, perde due posizioni mentre Ibm e Thomson Licensing (specializzata nella gestione dei contenuti digitali e a cui fanno capo i brevetti dell'Mp3) ben dieci mentre Apple addirittura retrocede di oltre 50 posizioni. In ascesa invece Nec e Hewlett-Packard. Altra débâcle nel mondo dei semiconduttori, con i rossi di Micron, Freescale, Lucent, Intel.
Situazione nettamente migliore nel mondo dell'elettronica. Dopo la leadership di Panasonic ecco nella parte alta della classifica Philips mentre migliorano le posizioni dei leader del settore del Far East.
Fanno passi da gigante i colossi cinesi delle tlc: dopo il secondo posto assoluto di Huawei ecco Zte, specializzata nella produzione di telefonini e internet key, che si avvicina a Motorola che però ha visto calare di un quarto le proprie domande. Tra i leader non manca Nokia, al 15esimo posto della classifica generale, ma per il colosso finladese c'è stata la diminuzione delle richieste di circa un terzo.
Nell'industria delle quattro ruote al primo posto c'è il gruppo Bosch seguito da case come Toyota, Honda e Daimler. Non mancano fornitori del calibro della Continental, di Bridgestone, i gruppo tedeschi Zf, specializzato nella produzioni di scatole dello sterzo, trasmissioni e assi, e Ina (cuscinetti a sfera). Nel settore dei beni di largo consumo segno più per l'Oreal e Unilever, Henkel si conferma stabile mentre saldo negativo per Procter & Gamble e Kimberly-Clark.
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09/02/2010