Primati verdi e allori appassiti

Sara Cristaldi
Cina-Germania: uno a zero. Due notizie di ieri dal fronte strategico della green economy hanno assegnato il punteggio.
La prima è arrivata da Hasborn dove è stata inaugurata la più grande centrale fotovoltaica della Renania-Palatinato (nell'ovest del paese): 40 ettari di distesa a perdita d'occhio di 147mila pannelli che forniranno energia solare a 3.400 famiglie. Un'ulteriore dimostrazione di forza sul fronte delle rinnovabili e dei sistemi per sfruttarle (nuovi beni tutti da esportare) a riprova del vantaggio accumulato nel corso degli ultimi anni dalla Germania in uno dei settori individuati come strategici per la competizione nell'economia globale uscita dalla grande crisi.
Seconda news in arrivo invece dal Global wind energy council: la Cina ha superato proprio la Germania nel campo dell'energia eolica e ora è seconda solo agli Usa per capacità installata: 25,8 gigawatt cinesi contro i 25,77 tedeschi. «Una corsa a perdifiato» quella di Pechino, che potrebbe portarla anche a superare l'America più verde voluta dal presidente Obama. Grazie al fiume di investimenti messo in campo dal governo di Pechino (6,5 miliardi di dollari nel primo trimestre 2010, +24% sullo stesso periodo 2009).
Se Berlino dunque è stata già superata dalla Cina come primo esportatore al mondo nel 2009, oggi deve segnare un handicap anche sul fronte green. Come dire che è meglio non riposare sugli allori delle conquiste raggiunte: ormai nessun primato è sicuro. Anche per il made in Italy.
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13/04/2010